Verona, 6 dic – Uno storico marchio strettamente legato al Natale che si avvicina e una storia ultracentenaria da difendere assieme ai posti di lavoro. Parliamo di Melegatti, l’azienda dolciaria veronese famosa per il suo pandoro che rischiato però, in occasione delle prossime festività, di non finire sulle tavole degli italiani.

Prima la crisi, poi le minacce di chiusura dell’attività. Infine il salvataggio in extremis sia pur con la cessione in mani straniere (il fondo maltese Abalone Assett Management, sia pur in coabitazione con l’italiana Advam Sgr) e la ripresa della produzione qualche settimana fa. I primi pandori sono usciti di buon’ora, alle 7 del mattino del 22 novembre. E nello stabilimento di San Giovanni Lupatoto, storica sede Melegatti, è stato tirato un sospiro di sollievo. Tanto più che la nuova proprietà – subentrata facendosi carico dei 30 milioni di pendenze verso dipendenti e fornitori – ha anche annunciato di voler saldare a breve le mensilità sia di novembre che, in anticipo, anche del mese corrente. Una manna dal cielo per i 70 lavoratori fissi e i 200 stagionali, che erano senza stipendio da agosto.

melegatti pandoroL’obiettivo è produrre quasi 2 milioni di pandori ad andare al 10 dicembre, forse qualche giorno in più se le richieste dovessero superare i pezzi disponibili. Un’eventualità, quest’ultima, che sembra sempre più probabile. Nel corso degli ultimi giorni la solidarietà è infatti corsa sui social network: dal “Siamo di nuovo al lavoro” postato sulla pagina facebook dell’azienda e che ha ottenuto migliaia di mi piace e condivisioni fino alle catene di sant’Antonio, si susseguono le iniziative spontanee a sostegno dei lavoratori Melegatti. “Da oggi tornano al lavoro le operaie e gli operai di Melegatti, senza stipendio da mesi. Ritornano a produrre per Natale. Compriamo uno o più pandori Melegatti affinché anche queste operaie e questi operai possano avere un Sereno Natale. Se le vendite di Natale vanno bene, avranno la possibilità di continuare la produzione e avere gli stipendi regolarmente. Diffondi il messaggio su Melegatti, se ritieni importante il lavoro e la tradizione italiana” si legge ad esempio in un messaggio che circola su whatsapp.

Gli appelli sembrano aver fatto breccia. Molti punti vendita, catene della grande distribuzione comprese, pur senza aderire ufficialmente alla “campagna” hanno infatti esposto i pandori veronesi per rispondere alle numerose richieste pervenute da parte della loro clientela. “Abbiamo mandato la comunicazione – spiegano da Melegatti – ai vari centri di acquisto e alle diverse insegne; non tutte credevano che ce l’avremmo fatta, e chiaramente a questo punto molte avranno già riempito gli scaffali con altri prodotti. Speriamo trovino un posticino, siamo sicuri che le vendite li ripagheranno”.

Filippo Burla

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  1. Sono perfettamente d’accordo, da tempo compro solo made in Italy che non sempre è Italiano vero (cosa che vorrei fare) ma, non conoscendo (casualmente c’è molto riserbo su questo tema…) con certezza quali aziende made in Italy siano effettivamente ancora Italiane, non ci rimane, nell’incertezza, che comprare solo ed unicamente made in Italy (anche se costa un po di più).
    Anch’io sogno:
    – la (necessaria) ricostruzione dell’IRI (unico spauracchio Italiano per i globalisti oggi al potere) unica azienda pubblica realmente trainante lo Sviluppo in Italia che ci consentirebbe di tornare ad essere la 5 potenza del mondo
    – la fusione fra banca d’Italia (resa pubblica, se non erro c’è già una legge pronta da appena 10anni…) e Ministero del Tesoro
    – l’uscita immediata dall’euro (quale condizione necessaria per le altre due sopra.
    Ma… muoviamoci!

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