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Fusione coop rosse: non solo supermercati, ma anche e soprattutto finanza

Roma, 5 ott – “Se stiamo insieme ci sarà un perché”. La canzone di Riccardo Cocciante è la colonna sonora della fusione tra le tre più importanti coop rosse di consumo italiane, Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest. Sabato scorso è nata la più grande cooperativa d’Europa. Il suo nome è Coop Alleanza 3.0 e sarà operativa dal primo gennaio 2016 avrà 2,7 milioni di soci, quasi cinque miliardi d fatturato e ventidue mila dipendenti. Tre saranno gli amministratori delegati ciascuno con una sua delega: Adriano Turrini (servizi centrali e politiche sociali) che sarà anche il presidente, Massimo Ferrari (gestione caratteristica) e Paolo Cattabiani (finanza e sviluppo). Per il presidente Adriano Turrino “ Coop alleanza 3.0 è un soggetto forte nel mondo Coop; rappresenta 419 punti vendita, di cui 56 ipermercati in dodici regioni. Rappresenta, altresì, il 45% delle vendite complessive”.

Le coop rosse, quindi, dopo le ultime  inchieste giudiziarie vanno al contrattacco.

Coop rosse: non solo supermercati

Se qualcuno, però pensa che si tratta solo di supermercati si sbaglia di grosso. In realtà la struttura di Coop Alleanza 3.0 è molto complessa. Gli interessi della neonata creatura si allargano anche al settore immobiliare e in particolare alla società Igd (Immobiliare Grande Distribuzione). Se questo non basta è bene sempre ricordare che Turrini e soci controlleranno Unipol che ha anche da poco rilevato la Sai assicurazioni. La trimurti delle coop rosse possiede il quaranta per cento di Eataly del renziano Oscar Farinetti. Ma, dato che non si vive di solo pane, la newcoop controllerà le Librerie Coop, i negozi Coop Salute (parafarmacie e prodotti bio), i distributori di benzina low cost, i prodotti assicurativi sanitari che vengono proposti in ogni punto-vendita.

Ma guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Questa fusione sembra mandata dalla Provvidenza. Finalmente, gli italiani sanno fare sistema! La mutualità diventa un’arma per combattere i big della grande distribuzione. Il nuovo motto, infatti, sarà: “Insieme più forti per non subire torti”. Le parole del presidente di Legacoop, Mauro Lusetti lo confermano:Raggiungeremo una potenza di fuoco che ci permetterà di competere sul mercato dei beni di consumo, dove uno dei fattori chiave è la dimensione delle aziende. Mettere insieme le forze, anche finanziarie, consentirà infatti di svilupparci in nuovi territori, investendo sullo sviluppo della rete e nuovi prodotti”.

Le cooperative, dunque, sono l’unico argine a un’economia fondata sulla finanza speculativa? Questo è quello che Giuliano Poletti, già presidente della Legacoop, e soci vorrebbero farci credere. In realtà, il mondo delle coop flirta con gli speculatori più di quanto si possa immaginare. Vediamo perché.

Coop rosse e finanza: il binomio che (non) ti aspetti

Intanto, è bene soffermarci sul tesoro di famiglia di Turrini e soci. Si tratta di 4,5 miliardi di prestito sociale, soldi ricevuti dai soci. A vigilare sulla gestione di questo tesoretto non sarà Bankitalia ma un’Autorità indipendente che secondo lo statuto della nuova Alleanza “ è un ente collegiale composto da persone nominate dalla direzione di Legacoop nazionale, su proposta della presidenza, e può svolgere verifiche dirette”. Un articolo pubblicato su Il Giornale a firma di Camilla Conti ci rivela altri importanti dettagli: A finire nella cassaforte di Alleanza 3.0 saranno anche le quote possedute nel secondo gruppo assicurativo-finanziario italiano, UnipolSai, sia direttamente, sia attraverso la holding Finsoe già saldamente in mano alle coop di distribuzione emiliane. Con un pacchetto superiore al 20%, Alleanza 3.0 diventerà il vero azionista di controllo della compagnia bolognese, un tempo feudo di Giovanni Consorte e ora guidata dal suo ex braccio destro, Carlo Cimbri. Lo stesso futuro presidente della nuova coop, Adriano Turrini (fino a oggi al timone della Adriatica), è anche consigliere di amministrazione di Unipol nonché numero uno di Finsoe.

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Fino ad ora però si è rimasti nel recinto del nostro giardino. Le coop rosse, però, attraggono anche la grande finanza internazionale alla faccia dello spirito mutualistico. Circa un anno fa, per l’esattezza, nel marzo 2014 George Soros acquisiva il 5% del capitale sociale (diventando il terzo azionista) del gruppo Igd controllato da Coop Adriatica e Unicoop Tirreno tramite il fondo Quantum Strategic Partners. Igd insieme a Beni stabili spa costituisce l’unica realtà nostrana nel settore Siiq (società di investimento immobiliare quotata) che si occupa principalmente di centri commerciali.  Il patrimonio di Igd nel nostro paese è composto da: 19 tra ipermercati e supermercati, 19 tra gallerie commerciali e retail park, 1 city center, 4 terreni oggetto di sviluppo diretto, un immobile per trading e 7 ulteriori proprietà immobiliari.

Questa fusione, dunque, non rafforza per niente il nostro tessuto imprenditoriale. Le coop aumenteranno il loro potere lobbistico sulla politica. Ma c’è una grande differenza rispetto al passato. Il Gran partito è morto e sepolto. Ormai, comanda George Soros, il vero padrino del Terzo Millennio.

Salvatore Recupero

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