Cosa dice esattamente il dl che regala i soldi alle banche?

 

indexRoma, 30 gen – Il tanto tormentato dl fortemente voluto da Saccomanni ce l’ha quasi fatta. Ieri, dopo una serie di turbolenti eventi, è arrivata la fiducia della Camera con 335 sì contro 144 no.

Ecco come è nato e cosa prevede il decreto che consentirà a Intesa e Unicredit, le maggiori azioniste di Bankitalia, un guadagno compreso tra 2,7 e 4 miliardi di euro.

Once upon a time… Tutto inizia il 20 settembre, quando una commissione di esperti capeggiata da Lucas Papademos, l’ex vice-presidente Bce che, da premier, portò la Grecia alla fame, si riunì per ricalcolare il valore delle quote di Bankitalia. Il 27 novembre, mentre l’Italia vede votare la decadenza di Berlusconi da senatore, il Consiglio dei ministri vara la normativa che prevede di regalare miliardi di euro alle banche azioniste di Bankitalia. Protetta dal silenzio del Natale, il 23 dicembre, viene indetta un’assemblea straordinaria che consenta di modificare ad hoc per il dl votato ieri lo statuto di Bankitalia. Dopo capodanno Andrea Fornaro e Andrea Oliviero, entrambi del Pd, inseriscono un emendamento che rende retroattiva, quindi valida anche per il 2013 la normativa.

“La proposta di modifica, che sarà presentata nell’aula di palazzo Madama, si rende necessaria perché il provvedimento è stato pubblicato nella gazzetta ufficiale del 31 dicembre e quindi, entrando in vigore il giorno successivo, si correva il rischio di poter applicare la misura solo a partire da quest’anno” – dichiarano i due. In soldoni: l’Italia è quasi alla fame ma prima di tutto bisogna salvare le banche.

“Le banche, le banche, qualcuno pensi alle banche”. Cosa prevede il dl. A fronte della norma che elimina la seconda rata Imu, che serve evidentemente ad indorare la pillola, il dl prevede:

  • Forte ricapitalizzazione di Bankitalia che verrà effettuata attingendo alle riserve d’oro che appartengono al popolo italiano.

  • Nessun azionista potrà possedere più del 3% delle quote della Banca centrale. Unicredit e Intesa, che possiedono insieme il 64%, realizzeranno così un guadagno immenso essendo costretti a rivendere delle quote dal valore elevatissimo vista la forte ricapitalizzazione.

  • In caso di mancata vendita delle quote, sarà la stessa Bankitalia a rilevarle, sempre grazie alle riserve aurifere.

  • Le tasse sulla plusvalenza, a carico degli azionisti scendono dal 20 al 16%.

Roberto Guiscardo


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