Roma, 7 ott – L’austerity divora il potere d’acquisto delle famiglie. Gli ultimi dati Istat relativi al 2013 sono un bollettino di guerra per il mercato interno nazionale. Facendo una rapida panoramica in cifre, il reddito familiare corrente (ovvero il denaro a disposizione per le spese ordinarie) è calato nei primi 9 mesi dell’anno del 2%, mentre il rimanente ha subito un calo del potere d’acquisto del 4,7%. I consumi, frenati dai fattori già citati, sono calati del 3,9%, mentre le importazioni hanno subito un drammatico tracollo (-7,4%). Per contro, la pressione fiscale ha raggiunto il livello record del 44%, così come il debito pubblico, strettamente connesso alla tassazione ha superato soglia 127%. Si tratta del trend negativo più grave dal 1990, l’anno in cui l’economia nazionale ha iniziato a subire gli effetti della speculazione finanziaria portata avanti dalle grandi banche d’affari.

Confesercenti commenta: “il forte calo del potere d’acquisto segnalato dall’Istat non può sorprendere perché è la conseguenza diretta di una lunghissima recessione che ha demolito occupazione e consumi, mentre la pressione fiscale era in forte rialzo. Una conferma della drammatica situazione in cui versano le famiglie italiane viene anche dal crollo del reddito disponibile reale: secondo nostri calcoli dall’inizio del 2012 alla fine del 2013 la sua riduzione toccherà il 6,5%”

Che cosa significa, tutto questo, in termini reali? E’ un’analisi del Codacons a darci un quadro più chiaro della situazione: tra il 2012 e il 2013 gli italiani hanno “bruciato” 1.642 euro a famiglia, con picchi di 1.809 nel caso di famiglie con due figli. “è prioritario che nella legge di stabilità si intervenga finalmente e seriamente sulle famiglie, per ridare capacità di spesa al ceto medio ormai diventato povero. Anche perché” – si legge nella nota di accompagnamento del sindacato dei consumatori – “fino a che le famiglie non comperano, i commercianti non vendono, gli industriali non producono, i disoccupati non trovano lavoro”.

Dati che dovranno essere rivisti al rialzo, non appena saranno chiari gli effetti dell’aumento dell’Iva appena introdotto. Da questo ci si aspetta un ulteriore salasso per le famiglie, sulle quali graverà per il 67% il peso dei 4 miliardi di euro richiesti dallo Stato per pagare gli interessi sul debito pubblico. Nel frattempo la classe media italiana subisce una vera e propria decimazione. Il motore storico di questo paese non riesce più a risparmiare, come emerge da un’indagine della Commissione Europea sui consumatori. Dal 2011 infatti, il numero di italiani che consumano risparmi o che ricorrono ai debiti ha ampiamente superato quello di coloro che riescono a mettere da parte qualcosa. Un’inversione di tendenza epocale in un paese che ha sempre avuto tra i suoi punti di forza un florido risparmio privato.

Francesco Benedetti

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