poverta3Roma, 26 nov – Precari oggi, poveri domani. Dalla ricerca di un contratto decente alla ricerca nei cassonetti per trovare qualcosa da mangiare. L’emergenza lavoricidio non si ferma. E ci pensa ora una ricerca dell’Ocse a fotografare la realtà del futuro prossimo venturo per tutta una generazione di italiani: “L’adeguatezza dei redditi pensionistici potrà essere un problema” per le generazioni future, e “i lavoratori con carriere intermittenti, lavori precari e mal retribuiti sono più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia”. Ciò si accompagna all’accusa verso il “metodo contributivo” e l’assenza di pensioni sociali.

Chi entra oggi nel mercato del lavoro dovrà aspettarsi una pensione più bassa rispetto agli standard attuali, con un autentico rischio povertà per i precari. “Lavorare più a lungo potrebbe aiutare a compensare parte delle riduzioni”, si legge nel rapporto, “ma, in generale, ogni anno di contributi produce benefici inferiori rispetto al periodo precedente tali riforme”, sebbene “la maggior parte dei paesi abbia protetto dai tagli i redditi più bassi”.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, insomma, dipinge un’Italia in cui i salari sono inferiori alla media, e in cui, nonostante le riforme, resta relativamente bassa l’età effettiva nella quale uomini e donne lasciano il mercato del lavoro.

In media in Italia nel 2012 un lavoratore ha percepito un reddito di 28.900 euro, pari a 38.100 dollari, al di sotto dei 42.700 dollari medi dell’Ocse, sui quali pesano i 94.900 dollari degli svizzeri, i 91 mila dollari dei norvegesi, i 76.400 dollari degli australiani, i 59 mila dollari dei tedeschi e i 58.300 dollari degli inglesi, superiore ai 47.600 dollari degli statunitensi. Ai livelli più bassi i messicani con 7.300 dollari e i 12.500 dollari degli ungheresi.

 

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