Roma, 27 nov – I nomi erano già stati fatti lo scorso gennaio, ma l’elenco di allora era solo “informale”. Parliamo dei 100 grandi debitori di Mps, venuti alla ribalta dopo che la lista è stata depositata (e ufficialmente secretata, anche se poi è trapelata lo stesso) agli atti della commissione d’inchiesta sulle banche.

Fra i 100 debitori, 42 sono in sofferenza conclamata – i clienti sono cioè prossimi all’insolvenza – mentre 58 sono classificati come “Utp”, vale a dire Unlikely to pay: il gradino appena sotto al precedente.

La lista è un campionario di varietà. Al vertice troviamo Sorgenia, la società energetica fondata da Carlo De Benedetti e poi passata in mano alle banche (fra cui la stessa Mps) dopo un periodo di difficoltà, portandosi dietro l’indebitamento verso le stesse. Totale dell’esposizione verso Monte dei Paschi? 319 milioni. Sale sul podio, al terzo posto, Riscossione Sicilia, la “Equitalia” dell’isola vicina alla liquidazione, che deve all’istituto senese qualcosa come 237 milioni. Poco sotto si piazza il colosso cooperativo emiliano Unieco, fallito de facto (è per questo classificato come credito in sofferenza) con il suo carico di debiti per 110 milioni. Non poteva mancare anche l’ex dominus della banca, la Fondazione Mps targata Pd, che per il tramite della Sansedoni Siena Spa deve alla sua (fu) controllata oltre 100 milioni.

Scorrendo il lungo elenco troviamo anche la disastrata Atac, nei confronti della quale la banca vanta 50 milioni di euro. Ammontare simile quello di Coopsette, altro grande della cooperazione emiliana finito anch’esso gambe all’aria e anch’esso classificato fra le sofferenze. Da Mps, par di capire, quando c’era da essere di manica larga nei confronti del mondo coop non si badava a spese (e ai bilanci dei clienti).

Nella parte destra della classifica altri nomi di peso: la (fallita) Nuova Pansac dell’allora vulcanico presidente del Mantova calcio Fabrizio Lori e il celebre pastificio Rummo di Benevento.

In totale fanno quasi 5 miliardi di euro vantati da Mps e la cui riscossione è più che dubbia. Difficile capire se sono tutti imputabili a cattive pratiche di gestione degli affidamenti o – come nel caso di De Benedetti o delle coop – ad intrecci fra politica ed economia che hanno affossato i conti della banca. L’unica cosa certa è che, visto il necessario salvataggio pubblico, anche a questo giro sono stati i contribuenti italiani a dover pagare.

Filippo Burla

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