Roma, 24 ott – E’ proprio il caso di chiedercelo: ma non ci avevano promesso che la sua crescita esponenziale si sarebbe arrestata? Di cosa stiamo parlando? Naturalmente del debito pubblico italiano che tocca un nuovo record arrivando al 133,3% del prodotto interno lordo nel secondo trimestre del 2013. Secondo gli impietosi dati diffusi da Eurostat, il valore è cresciuto di 3 punti percentuali sui primi tre mesi dell’anno, facendo segnare uno dei maggiori incrementi tra primo e secondo trimestre. Sia nell’Ue che nell’eurozona infatti l’incremento trimestrale si è attestato intorno all’1%. Quello del Belpaese resta il secondo debito pubblico più alto dell’intera Ue, subito dopo quello della Grecia (169,1%).

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Il debito pubblico italiano nel secondo trimestre di quest’anno è salito di ben 7,7 punti percentuali rispetto al secondo trimestre del 2012. Si tratta dell’ottavo principale aumento nella Ue, contro un incremento medio europeo che si aggira invece sui 2 punti percentuali. In termini assoluti il nostro debito pubblico (la somma di tutte le passività finanziarie sostenute dalle amministrazioni pubbliche) viaggia confermando abbondantemente lo sfondamento di quota 2.000 miliardi. Da aprile a giugno del 2013 siamo arrivati a 2.076 miliardi, cioè 40 miliardi in più rispetto al trimestre precedente.

Ora, tornando indietro, al dicembre del 2009, vi ricordate cosa ci prometteva Berlusconi a proposito della presunta e auspicata ripresa economica italiana? Ad ogni modo per rinfrescare la memoria riportiamo per comodità un collage di titoli presi dalle principali testate giornalistiche italiane degli anni passati che confermano come tutti i soggetti politici ed economici della nazione siano accomunati da un solo mantra: “La ripresa ci sarà!“, è sempre dietro l’angolo, a portata di mano, ma per qualche ragione sfugge sempre. Certo, per il governo Monti la colpa fu del precedente governo. Oggi ci dicono che sono altre le ragioni di questo ritardo: i due principali partiti alla guida del paese si scaricano vicendevolmente le responsabilità affermando che con un governo a sola guida Pd o Pdl, a seconda dei casi, le scelte economiche sarebbero state più coraggiose.

titoliLa realtà è viceversa sotto gli occhi di tutti, ma non solo, perchè in supporto ci vengono forniti dati e numeri. Con la depressione il nostro paese ha perso 7 punti percentuali di reddito, e altri 2 ne perderà quest’anno, per un totale di 9. Il governo Letta, in continuità piena con il governo Monti, rimane “fedele alla linea”: contenimento della spesa pubblica, regressività nella imposizione fiscale, azioni per la crescita scarse e poco efficaci. Come volevasi dimostrare di austerity si muore.

Giuseppe Maneggio

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