debito pubblico recordRoma, 15 mag – Non si ferma la corsa del debito pubblico, che a marzo fa segnare il nuovo, ennesimo record: quota 2260 miliardi secondo l’ultimo bollettino di Banca d’Italia, in aumento di 20 miliardi rispetto al precedente picco di luglio 2016. Un fardello che continua incessantemente a crescere, con ritmi forsennati e sfonda ogni massimo storico dall’unità ad oggi. Negli ultimi quattro anni, infatti, nonostante le promesse, quasi nessun periodo in alcun calendario economico ha mai fatto registrare il segno negativo. Tutt’altro: “Siamo al 132% [del Pil, ndr] con un ritmo di crescita dell’1% all’anno negli ultimo quattro anni, quando a Palazzo Chigi si sono alternati Letta, Renzi e Gentiloni“, spiega Robert Perdicchi del Secolo d’Italia.

E’ vero, ci sono stati periodi in cui il debito pubblico è cresciuto anche maggiormente ma, allo stesso tempo, la dinamica del prodotto interno lordo non era così timida come l’attuale, mentre la robusta inflazione aiutava a ridurne il peso sui conti pubblici. Oggi siamo invece all’esatto opposto: il debito pubblico cresce, ma la sua crescita non è sinonimo di investimenti (semmai di interessi da pagare), l’inflazione ristagna salvo fiammate estemporanee (dovute però più a fattori esterni che a sintomi di vitalità della nostra economia) e qualsiasi percorso di riduzione della massa che grava sulle casse dello Stato non prescinde – diktat Ue alla mano – da dogmi di austerità che l’esperienza ha dimostrato sortire effetti opposti rispetto a quelli sperati. Quando si dice l’eterogenesi dei fini.

Filippo Burla

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