VENDESI-PENISOLARoma, 10 ott – Il problema è ormai noto a tutti: occorre risanare il debito, o meglio gli interessi sul debito, a qualunque costo. Ed il premier Letta conferma questo trend presentando il progetto “Destinazione Italia” al workshop Ambrosetti di Cernobbio definendolo “un grande pacchetto di dismissioni e incentivazioni per favorire gli investimenti”, quasi servisse

Ovviamente nel mirino Non ci sono solo immobili pubblici o enti come le Poste, ma anche le quote detenute dal tesoro di società come Enel e Finmeccanica. Fra le cessioni figura la Snam ed il 49% di Cassa Depositi e Prestiti, mentre per Finmeccanica si vocifera sull’acquisizione di una parte delle quote da parte di un investitore coreano. Il Piano, è infatti volto all’agevolazione di grossi investitori stranieri mediante una serie di agevolazioni e semplificazioni che pare verranno testate per l’Expo 2015. Purtroppo non è sempre detto che gli interessi di investitori stranieri coincidano con gli interessi nazionali, anzi.

Ma questa manovra, può risanare il baratro del debito pubblico? Sembra di no! Antonio Maria Rinaldi, professore di finanza aziendale all’università D’Annunzio di Pescara, uno che definisce se stesso come “un pentito delle privatizzazioni” afferma: “Finchè il debito pubblico non diminuisce e non si consegue un effettivo pareggio di bilancio ogni operazione di cessazione è perfettamente inutile e dannosa. Noi abbiamo un debito pubblico che ha un ritmo crescente, come dimostrano le statistiche ufficiali. Il fatto è che con questi prezzi è impossibile raggranellare più di 20 o 30 miliardi. Insomma, è inutile ricavare al massimo 10 miliardi  che certo non aiuterebbero ad ammorbidire una montagna di debito nel frattempo sempre più alta”.

Non dimentichiamo che con queste cessioni lo Stato rischierebbe di perdere la quota di maggioranza di asset importantissimi per il Paese, nel tentativo di risanare, con delle briciole, un debito che è arrivato a sfondare i duemila miliardi di euro secondo l’economista Edoardo Reviglio. Sembra proprio che l’unico risultato tangibile sia un libero ingresso a speculatori stranieri e, sempre secondo Reviglio, ad “un regalo a qualche amico degli amici”.

In uno studio passato infatti la Corte dei Conti ha dichiarato che l’aumento dei profitti è più che altro legato agli aumenti delle tariffe, le più alte in Europa, che non al recupero di efficienza evidenziando costi altissimi per i contribuenti ed obiettivi incerti. Rilevò infatti che nelle modalità di dismissione prescelte “una serie di importanti criticità”, dai costi elevati a casi di scarsa trasparenza. Essa infatti evidenzia “L’aumento della profittabilità delle imprese regolate è in larga parte dovuto più che a recuperi di efficienza sul lato dei costi all’aumento delle tariffe che, infatti, risultano notevolmente più elevate di quelle richieste agli utenti degli altri paesi europei”.

Una volta compreso che, anche storicamente, le privatizzazioni selvagge non sono mai state una soluzione per gli interessi del Paese, si comprende da dove prenda origine il nome del progetto. Destinazione Italia per gli speculatori esteri mentre le piccole medie imprese italiane fuggono all’estero in cerca di salvezza e possibilmente di stabilità normativa. Forse il governo dovrebbe riflettere su questo, per arrestare questo disastroso esodo.

Cesare Dragandana

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