Dieci anni di liberalizzazioni, dieci anni di rincari

monopolio2433_imgRoma, 5 lug – Le tariffe dei servizi pubblici non conoscono crisi. Secondo uno studio condotto dalla Cgia di Mestre, nell’ultimo decennio si è assistito ad aumenti record: 85.2% per l’acqua, 81.8% per i rifiuti, 50.1% per i pedaggi autostradali, 49.6% per l’acqua. Nel periodo di riferimento, l’inflazione ha invece registrato un aumento “solo” del 23.1%, sufficiente a venire più che doppiata dall’incremento dei prezzi dei servizi. Solo la telefonia ha visto un calo generalizzato, attorno al 15%.


Lo studio a firma Cgia non si limita però ai soli dati di sintesi, ma disaggrega le voci. Scendendo più nel dettaglio, vengono infatti analizzati gli andamenti -dall’anno della liberalizzazione ad oggi- dei settori oggetto di interventi in tal senso. Così, le assicurazioni sui mezzi di trasporto segnano un +197.1%, i pedaggi autostradali +62.7%, i trasporti ferroviari +57.4%, il gas +53.5%, i servizi postali +37.8%. In tutti i casi, eccezion fatta anche qui per la telefonia (-18.8%), il confronto con l’indice generale dei prezzi è, se possibile, ancora più impietoso.

«Nonostante i forti aumenti registrati dalle bollette dell’acqua -osserva il segretario della confederazione Giuseppe Bortolussi- la nostra tariffa rimane la più bassa d’Europa. La stessa considerazione può essere fatta per i biglietti ferroviari: anch’essi sono tra i meno cari in Ue. Preoccupa, invece, il boom registrato dall’asporto rifiuti. Nonostante in questi ultimi sei anni di crisi economica sia diminuita la produzione di rifiuti e sia aumentata la raccolta differenziata, le famiglie e le imprese hanno subito dei rincari ingiustificati».

Sull’inconsistenza delle liberalizzazioni si era già espressa la Corte dei Conti, che in una sua relazione aveva sottolineato come la profittabilità delle imprese sia solo in minima parte ascrivibile a recuperi sul lato dell’efficienza. Uno studio successivo condotto dalla fondazione Enrico Mattei sul cosiddetto “Capitalismo municipale” aveva, inoltre, evidenziato come gli interventi di apertura alla concorrenza o di vera e propria privatizzazione fossero anteceduti (e non preceduti, come teoria vorrebbe) dal risanamento delle attività, al fine di renderle appetibili al mercato.

Una linea dalla quale non si discosta l’analisi di Bortolussi: «Nonostante i processi di liberalizzazione avvenuti in questi ultimi decenni abbiano interessato gran parte di questi settori, i risultati ottenuti sono stati poco soddisfacenti. In linea di massima oggi siamo chiamati a pagare di più, ma la qualità dei servizi non ha subito miglioramenti sensibili».

Filippo Burla

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