Roma, 3 mag – La disoccupazione non accenna a diminuire, anzi nel mese di marzo ha segnalato un balzo in avanti, superando ancora quota 13%. Nessun beneficio, almeno di breve termine, da parte del Jobs Act o dovuto alla parziale decontribuzione o ai bonus per la stabilizzazione dei contratti, che nella maggior parte dei casi si son tradotti in trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, non incidendo minimamente sulle rilevazioni Istat.

Il dato generico sulla disoccupazione è infatti un indicatore onnicomprensivo, che raccoglie tutto indistintamente. Scendendo più nel dettaglio si possono invece apprezzare meglio alcune tendenze.

E’ il caso della disoccupazione di lunga durata, che include coloro che sono alla ricerca di un’occupazione da più di 12 mesi. Secondo le rilevazioni condotte dall’Ocse, dal 2007 al 2013 la quota di questi sul totale dei disoccupati è cresciuta a dismisura, passando dal 45% fino a quasi toccare il 60%. Dato che ci porta al quarto posto nell’area Ocse, dopo Slovacchia, Grecia e Irlanda. Al primo posto della classifica, invece, una sempre più forte Corea del Sud, dove la disoccupazione di lunga durata è praticamente inesistente. L’Italia supera così di un quinto la media dei paesi aderenti all’organizzazione, che si assesta attorno al 50%.

La disoccupazione non è quindi più un fatto solo temporaneo, ma con l’incedere della crisi diventa una questione strutturale: una volta entrati nel novero dei senza lavoro diventa sempre più difficile uscirne.

Filippo Burla

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