lavoratori stranieri immigrati

Roma, 19 giu – Aumentano i lavoratori stranieri nei primi tre mesi del 2017. A dircelo è un recente studio dell’Istat. Secondo l’Istituto, il tasso di disoccupazione è diminuito dello 0,7% per gli stranieri, mentre tra gli italiani si è registrato un aumento dello 0,1%. Questi numeri, però, non vanno letti come dati congiunturali. Difatti, dal 2014 ad oggi il tasso di occupazione dei lavoratori stranieri residenti nel nostro Paese è cresciuto a un ritmo più sostenuto di quello degli italiani. Inoltre la crisi ha colpito maggiormente gli strati più deboli della società italiana. Infatti, tra il 2005 e il 2015, i dati assoluti Istat rivelano che gli stranieri che hanno trovato lavoro sono aumentati di 1,2 milioni (di cui 623 mila donne e 578 mila uomini), mentre un milione e centomila italiani sono rimasti a spasso.

Anche i numeri del fisco confermano questo trend. Dal 2010 al 2016 il gettito Irpef degli stranieri è aumentato del 13,4% mentre quello degli italiani è diminuito dell’1,6%, senza contare che la gran parte dei lavoratori stranieri è sconosciuta al fisco. C’è da dire che questi dati riguardano maggiormente i lavori meno qualificati nell’edilizia e nei servizi. Si tratta di quei settori dove la precarietà del lavoro è più alta e la concorrenza al ribasso rischia di creare nuove sacche di povertà nei ceti più deboli. Facciamo un esempio: l’impresa edile che ha bisogno di un muratore lo cercherà tra quelli si accontentano di una paga più bassa ed è normale che il lavoratore allogeno accetterà qualsiasi condizione pur di portare a casa qualche decina di euro, con buona pace dei diritti sociali.

Purtroppo, però, non è solo il lavoro dipendente ad essere danneggiato dalla concorrenza sleale degli allogeni. Si è già detto degli esercenti, ma c’è di più. Per esempio, nel settore dell’autotrasporto negli ultimi sei anni sono scomparse diciassettemila aziende. Questo è quanto emerge dal libro “Un ritratto in cifre: 100 numeri per capire l’autotrasporto” di Deborah Appolloni presentato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Secondo questa ricerca dal 2010 ad oggi sono state chiuse il 15% delle aziende italiane di autotrasporto mentre sono cresciute Spa, cooperative e consorzi: “Il mondo dei padroncini – spiega la Appolloni nel libro – si ritrova più debole mentre aziende più strutturate si fanno largo per affrontare situazioni più complesse in cui l’Europa fa da padrona nel bene o nel male”. Il mercato si sposta verso i paesi dell’Est Europa il costo del lavoro di un autista assunto con contratto bulgaro costa otto volte di meno di quello di un autista con contratto italiano.

Sulla base di quanto si è detto è facile desumere che molti italiani saranno costretti ad accettare condizioni di lavoro peggiori rispetto a quelli dei loro padri. Il tutto avviene con la complicità dei sindacati e delle cosiddette forze progressiste e democratiche. Le sinistre che chiedono un numero maggiore di migranti dimostrano di aver dimenticato Marx, il filosofo di Treviri che, nel primo libro del Capitale, sostiene espressamente che il capitale vive di una sovrappopolazione di lavoratori. L’eccesso di forza lavoro pronta ad essere integrata nella filiera della produzione serve ad esercitare una pressione al ribasso sui contratti dei lavoratori. Insomma, in ogni sistema capitalistico è necessario che ci sia sempre qualcuno disposto a svolgere la stessa mansione con una paga più bassa. Oggi questa funzione è svolta dai lavoratori stranieri che ormai rappresentano il nuovo “esercito industriale di riserva”.

Salvatore Recupero

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