E Befera scoprì l’evasione di sopravvivenza

beferaRoma, 8 ott – Alla fine anche Attilio Befera, Direttore dell’Agenzia delle Entrate e implacabile Presidente di Equitalia, ha ammesso l’evidenza. In un’intervista a Gianni Minoli, infatti, lo “Sceriffo” ha risposto alla domanda se esistesse un’evasione fiscale di “sopravvivenza” con queste parole “Penso di sì, ma non so bene, non essendo evasore”. Certo, Befera ammetterà che essere degli onesti contribuenti è molto più facile quando si percepiscono 304.000 euro l’anno e si appartiene a una casta che acquista le case con uno sconto del 17% e si gode di una lunga lista di esenzioni, privilegi, rimborsi. Ma una presa d’atto del genere è già tanto. Che fa il bis con quella di Stefano Fassina, responsabile Pd per l’Economia, il quale aveva affermato qualcosa di simile a Luglio:  “C’è una relazione stretta tra pressione fiscale, spesa e sommerso, c’è una evasione fiscale di sopravvivenza”. Toni decisamente più bassi rispetto a quando Befera parlava dell’Evasione come di un semplice “vizio da parassiti”.

Si comincia finalmente a distinguere fra furbi e parassiti da una parte e dall’altra le piccole imprese e le famiglie in difficoltà che non ce la fanno a tirare avanti.

Poi c’è la grande evasione. La più odiosa, perchè superflua. La più dannosa perchè fa si che un immenso patrimonio venga dirottato verso i paradisi fiscali. Ma non solo. Secondo i calcoli più recenti, è anche la più imponente. E’ opinione comune, infatti, che gli evasori “milionari”, in quanto pochi, finiscano per sottrarre al fisco meno risorse rispetto alla mare aid piccoli evasori. In realtà, a dar retta ai dati pubblicati da repubblica (aggiornati all’anno 2012), l’evasione attribuita ai lavoratori autonomi e alle piccole imprese è di “appena” 8,2 miliardi di euro l’anno. Il che spiega il fallimento di ogni campagna legalitaria promossa da Befera & Co., che negli ultimi anni ha tartassato i piccoli esercenti (e col redditometro fa le pulci anche ai pensionati con la minima) riuscendo a riportare all’ovile poco più di qualche miliardo.

Le cifre “grosse” riguardano invece proprio le grandi società: sempre secondo Repubblica (che cita dati della Confcontribuenti) al terzo posto tra i grandi ladri si collocano Srl e Spa, responsabili di un buco tributario di 22,4 miliardi di euro l’anno. Medaglia d’argento alle aziende che afruttano extracomunitari e clandestini, o che tengono lavoratori a nero (33, 4 miliardi). Infine, sul gradino più alto del podio, si posizionano le cosiddette “Big Company”, responsabili del furto sistematico di ben 38 miliardi di euro l’anno.  E mentre Befera si scervella nel cercare di capire come mai un falegname fa la cresta di cento euro sulla fattura, quattro o cinque finanziarie in giacca e cravatta prendono il largo ogni anno verso le Isole Cayman


Francesco Benedetti

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