brexit banche centrali euro sterlinaRoma, 4 apr – Da moneta di riserva, capace potenzialmente di sopravanzare il dollaro nelle gerarchie valutarie mondiali, a zavorra per le banche centrali. Si può riassumere così il breve ma intenso declino dell’euro, ormai sempre più moneta senza Stato e in progressiva perduta di consensus anche sullo scenario globale.
Stando ad un sondaggio condotto nei primi mesi dell’anno da Central Banking Publications e Hsbc fra i principali gestori di riserve valutarie (per oltre 6mila miliardi di dollari di attivi), i cui risultati sono stati pubblicati in questi giorni, fra le banche centrali comincia infatti a serpeggiare più di qualche dubbio in merito alla solidità della moneta unica. Tanto che almeno due terzi delle stesse avrebbero recentemente cambiato le loro decisioni di allocazione, alcune delle quali addirittura azzerando l’esposizione verso strumenti denominati in euro.
Ciò vale soprattutto per le banche centrali dei paesi emergenti, preoccupate per i tassi negativi della Bce e per l’indebolimento del cambio. Al di là del dato tecnico legato alle strategie di investimento, ciò che emerge con prepotenza è il venir meno di due fra le principali motivazioni a sostegno della moneta unica. La prima è la stabilità, ormai non più data per scontata: fra le banche centrali, stando sempre al sondaggio, il 71% considera più affidabile nientemeno che la sterlina, che nonostante (o proprio grazie?) la Brexit sta rapidamente conquistando posizioni in classifica.
La seconda è la già accennata gerarchia: dagli stipendi delle modelle ai tentativi di Saddam Hussein di sganciare il barile dal biglietto verde, l’euro sembrava in grado di scalzare il dollaro come moneta di riferimento per le principali transazioni internazionali. Se la stabilità è stata sacrificata sull’altare dell’austerity e delle crisi politiche, la seconda speranza è stata invece affossata dalla miopia comunitaria. Insieme ai sogni di un’Unione che – sono le banche centrali stesse, con le loro azioni, a dirlo – ormai sembra destinata ad un lungo e doloroso declino.
Filippo Burla

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