lavoratori_ediliMestre, 28 gen – Il gruppo svedese Electrolux ha messo sul tavolo le sue condizioni per continuare a produrre nei quattro stabilimenti italiani di Susegana, Porcia, Solaro e Forlì : lo stipendio deve passare da 1.400 a 700 Euro, riduzione delle ore lavorative (da 8a 6), il blocco dei pagamenti delle festività, la riduzione di pause, permessi sindacali (-50%) e lo stop agli scatti di anzianità.

La multinazionale svedese vuole in questo modo uniformare lo stipendio dei sui operai italiani con quello dei suoi operai polacchi: 7 Euro l’ora e non se ne parla più. Senza dimenticare che “Electrolux per sbarcare in Italia ha usato soldi degli italiani e ora per guardare a Est utilizza fondi Ue che in parte sono soldi italiani”.

Con buona pace delle conquiste sindacali che l’Italia ha fatto proprie nell’ultimo secolo, con buona pace di chi ricorda l’Italia come culla dello Stato sociale (tredicesima, quattordicesima, tfr, maternità sono creazione italiane diventate altrove welfare state) ad oggi la religione è una e si chiama mercato. Le regole del mercato sono spietate e l’Unione Europea le tutela non ammettendo ingerenze da parte degli stati nazionali.

La logica della competizione al ribasso creata da un mercato sempre più libero e transnazionale è ad oggi evidente: si produce dove il costo del lavoro è più basso non dove il lavoratore ha più garanzie e così si favoriscono quei mercati dove le condizioni lavorative sono ottocentesche a scapito di quei paesi che nel corso dei decenni sono riusciti a strappare condizioni di lavoro più eque. La delocalizzazione è un effetto naturale di questo meccanismo governato dal dogma della competitività e della concorrenza.

Ora, non si può dare la colpa alle aziende se cercano di abbattere il costo del lavoro per conseguire profitti più alti o per avere prezzi concorrenziali che gli permettono di raggiungere nuovi mercati. E’ il gioco delle parti dove ognuno guarda i suoi interessi. Il rimprovero va invece fatto al sistema così come creato dall’Ue e dagli organismi internazionali (Fmi, Banca mondiale ecc.) che sta distruggendo gli stati nazionali e le tutele lavorative in nome di un turbo-capitalismo cieco e insensato. L’economico prevale sul politico, il guadagno sullo stile di vita, la plusvalenza sulla condizione lavorativa, il profitto sulla persona e lo stato-padre diviene stato-esattore. Per conto terzi.

Rolando Mancini

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