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Roma, 19 ago – Si chiama diversificazione, si legge necessità geopolitica. Con la Libia che rappresenta un grande punto di domanda e le relazioni con la Russia, a fronte delle sanzioni, ancora di là da vedersi, ai piani alti di San Donato Milanese non domina certo una strategia attendista.

E’ notizia di ieri la visita condotta dal nuovo amministratore delegato, Claudio Descalzi, in Gabon. Nell’incontro con Ali Bongo Ondimba, presidente della piccola repubblica del centrafrica affacciata sull’Atlantico, si è discusso della scoperta di gas naturale sulle cose del paese. Una scoperta importante e sulla quale Eni ha intenzione di accelerare, nell’ottica di ridurre sempre di più il tempo che intercorre fra la definizione del giacimento e la messa in commercio degli idrocarburi.

Proprio il gas, più che il classico petrolio, sembra essere la nuova frontiera del cane a sei zampe. Non è lontana nel tempo la scoperta del più grande giacimento nella storia del gruppo, quando nel 2011 in Mozambico fu localizzato un filone che si stima contenere almeno 400 miliardi di metri cubi del cosiddetto oro blu. Quanto basterebbe a soddisfare la domanda italiana per più di 30 anni, non fosse che con l’ingresso (3 miliardi freschi per una quota di minoranza) dei cinesi di Cnpc, il gas estratto sarà probabilmente destinato al mercato dall’estremo oriente.

Eni è presente in Africa sin dalla sua fondazione. Oltre a Gabon, Mozambico e Libia, importanti attività si trovano in Ghana, Togo, Nigeria, Congo e Angola. Un rilevante focus in più paesi della zona subsahariana che, variabili di instabilità politica a parte, può davvero rappresentare il futuro nell’attività estrattiva di materie prime. Regione sulla quale, peraltro, ha già da tempo e silenziosamente messo gli occhi -e non solo- la Cina. Eni non arriva per ultima, anzi l’area è già da tempo nei suoi piani di sviluppo. Come conferma Pasquale Salzano, vie presidente della società con delega agli affari istituzionale: Eni è «non solo la prima compagnia internazionale del continente per produzione di idrocarburi, ma anche l’azienda leader nel favorire l’accesso all’energia da parte delle popolazioni locali».

Filippo Burla

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