Eni lascia la LibiaRoma, 19 feb – La situazione della Libia si fa di giorno in giorno più pesante, con i siti di estrazione e trattamento di gas e petrolio diventati obiettivi sensibili contro i quali i terroristi dell’Isis potrebbero puntare. E così l’Eni, che pur lavora in zone molto distanti dai teatri caldi del conflitto, ha deciso per il rimpatrio di tutti i propri operatori. Una decisione attesa da tempo, almeno da quando a fine gennaio l’hotel Corinthia di Tripoli, storicamente uno dei luoghi più sicuri, è stato oggetto di un attentato.

Dopo la chiusura dell’ambasciata, ultima occidentale a serrare i battenti quando le altre avevano già da mesi abbandonato il paese, si recide anche il secondo -e forse più importante- legame che unisce l’Italia alla sua quarta sponda. Nonostante la caduta di Gheddafi, l’Eni era rimasta saldamente presente in Libia, garantendo quel minimo vitale di produzione petrolifera e di gas naturale colata a picco negli ultimi anni: almeno dimezzata secondo le stime, ma adesso potrebbe quasi del tutto azzerarsi. Con evidenti riflessi anche per le economie nazionali: la Libia vive di proventi dalla vendita degli idrocarburi, l’Italia dipendeva da Tripoli per un quarto del proprio fabbisogno prima del 2011, sceso all’8% nell’anno scorso.

Nonostante le ferali notizie da oltremare, il cane a sei zampe ha comunque chiuso l’anno 2014 con ottimi risultati, in calo per via della caduta dei prezzi del petrolio, ma oltre le aspettative degli analisti.

eni basilicataInoltre, nella giornata di ieri il centro olio della Val d’Agri ha ripreso ieri la normale attività produttiva a seguito della fermata generale che ha interessato l’impianto e i pozzi afferenti, a partire dal 26 gennaio scorso. Lo comunica l’Eni in una nota. La fermata si era resa necessaria per procedere a lavori di manutenzione, nonché per il potenziamento del sito stesso.

I giacimenti della Basilicata contribuiscono all’80% della produzione nazionale di petrolio ed il sito “rappresenta la maggiore realtà italiana nella produzione di idrocarburi liquidi ed è un’eccellenza dal punto di vista delle tecnologie impiegate”, spiegano dalla società.Quasi 300 i milioni di euro investiti in questo mese di fermo, anche per realizzare una nuova linea con l’obiettivo di passare dagli attuali 80 a 100 mila barili estratti al giorno.

Filippo Burla

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