equiiaaiRoma, 14 nov – Il decreto del fare sembrava chiaro, Equitalia doveva rivedere i costi di riscossione dal 9 fino al 4%. La legge 98/2013 obbligava infatti Equitalia a ridurre l’aggio dal 9% all’8% che poi avrebbe dovuto ridursi di un ulteriore 4% in base alla legge 135/2012 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini) ma l’ente di riscossione ha deciso unilateralmente di ignorare le prescrizioni legislative. In barba quindi ad un decreto sbandierato come rivoluzionario in ambito fiscale dal premier Letta stesso.

Lo hanno reso noto proprio gli uffici dell’amministrazione finanziaria dell’Ente di riscossione, tramite il sottosegretario all’economia Alberto Giorgetti (Pdl) che ha sottolineato la difficoltà di Equitalia di far quadrare i conti: “La società ha già mostrato una situazione critica per quel che riguarda il bilancio 2012. Una ulteriore riduzione dell’aggio non consentirebbe in alcun modo la copertura dei costi a scapito del funzionamento dell’attività ”, ha dichiarato Giorgetti. Il quale ha poi precisato che Equitalia non può permettersi di perdere 200 milioni di euro.

L’ente sostiene quindi che tagliando l’aggio non riuscirebbe più a sostenere il costo economico del servizio. Insomma Equitalia piange miseria e dichiara apertamente di non poter fare a meno di una vera e propria tassa sulle tasse interamente a carico dei cittadini italiani. Il governo Letta si adegua, annulla de facto le decisioni prese in precedenza, cancella la legge e si rifiuta di emanare i decreti che prevedevano la riduzione dell’aggio.

A questo punto ai cittadini non resta che coprire i costi di Equitalia decisi da Equitalia stessa, visto che il governo non sembra intenzionato a limitarne il potere o fare a meno dei servizi di questo Ente.

Eugenio Palazzini

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