26b8f17414c0326223a5fcabaabbece9563dde2ed9deef18ed56929eRoma, 25 gen – L’eventuale smantellamento dell’unione monetaria europea, ed in prospettiva delle istituzioni e dei trattati comunitari, non deve portare gli europei a rinnegare il proprio retaggio, che già in passato (pace di Vestfalia) seppe costruire un nuovo ordine ispirato alla collaborazione di Stati nazionali sovrani. Il sistema per fare realmente dell’Europa quel “banchetto delle nazioni sorelle” auspicato da Mazzini, o quell’ “Europa delle Patrie” di cui parlava De Gaulle (che in tempi non sospetti aveva capito che dietro l’ideologia del federalismo europeo ci sono importanti interessi angloamericani) potrebbe essere la camera di compensazione internazionale ideata da Keynes per riformare il sistema monetario internazionale nel secondo dopoguerra ma a cui gli americani preferirono il sistema di Bretton Woods.

Si può immaginare che il sistema monetario europeo che verrebbe ripristinato a seguito dello scioglimento dell’Euro conduca a una moneta comune, che si aggiungerebbe alle monete esistenti, e che sarebbe utilizzata per tutte le transazioni (beni e servizi ma anche investimenti ) con gli altri paesi. In pratica, ogni Stato avrebbe la sua moneta, con cui implementare politiche sovrane di sviluppo, ma le varie monete sarebbero fra di loro agganciate con un rapporto di cambio fisso (ma non irrevocabile, contrariamente all’Euro) all’interno di una camera di compensazione europea, erede della Bce. Ogni nazione avrebbe una sorta di “conto corrente” presso questa camera di compensazione in cui si accumulano tanto i surplus quanto i deficit delle partite correnti, ovvero –semplificando– gli squilibri della bilancia commerciale. L’idea geniale di Keynes fu quella di inventare un meccanismo automatico di disincentivare tanto i surplus quanto i deficit attraverso un sistema di tassi d’interesse che rendono i medesimi costosi per la nazione stessa. I governi delle nazioni in surplus potranno attuare varie strategie per correggerli nell’ambito degli accordi: incrementare i salari oltre la produttività del lavoro, usare questi surplus per acquistare merci dalle nazioni in deficit (così indirettamente aiutandole) o, al limite, rivalutare la propria divisa nazionale rispetto all’unità di conto scelta come “paniere” delle valute nazionali. Anche chi è in deficit sarebbe incentivato a ridurli, ed anche in questo caso sarebbero possibili varie opzioni non deflazionistiche. In altre parole, sarebbe vietato il ricorso all’austerità ed alla compressione dei salari per aumentare la propria competitività. A parte questo, quindi, si potrebbe ovviamente svalutare i maniera concordata, oppure attuare politiche di sostituzione delle importazioni, incentivi fiscali alla produzione ed investimenti pubblici.

A differenza dell’Euro, questo nuovo sistema avrebbe il vantaggio di garantire l’equilibrio delle partite correnti e di non richiedere oltretutto nessun tipo di trasferimenti fiscali, eurobond ed altre misure che risulterebbero senza ombra di dubbio indigeste in particolare ai tedeschi. La cosa più importante è però la filosofia alla base, che è quella della libera cooperazione di Stati nazionali sovrani per il rispettivo sviluppo economico, demografico e spirituale in luogo della cosiddetta “globalizzazione”, ovvero il ricorso ad ogni tipologia di dumping (monetario, fiscale e salariale) per ottenere surplus commerciali. È una filosofia che si adatta maggiormente alle nazioni europee ed alla loro ricca ed antica cultura, che nulla ha a che spartire con le fisime calviniste d’oltreatlantico. E, soprattutto, è una filosofia opposta a quella dell’Euro, cioè della subordinazione dell’Europa alla sua economia più competitiva.

Matteo Rovatti

Commenti

commenti

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

4 × uno =