f35Roma, 1 feb – Il Lightning II, meglio noto come F-35, è sicuramente uno degli aerei più discussi della storia, ed a ragione oltretutto. La spirale di polemiche non hanno risparmiato neanche le parole di Mauro Moretti, espresse durante la presentazione del piano industriale, in merito al programma: “vogliamo massimizzare la partecipazione di Finmeccanica nel programma ed efficientare la Faco di Cameri” ha infatti affermato l’a.d. di Finmeccanica.

Ma sono davvero così sbagliate le parole del numero uno del colosso della difesa? Forse no e vediamo il perchè.

Se ancora non si fosse capito, l’F-35 si deve fare. Si deve,  l’adesione a tale programma è stata assolutamente unanime, supportata dai vertici della difesa e dai governi di qualunque colore politico. L’Italia deve, e sottolineiamo deve, partecipare al programma, “non esistono alternative” per utilizzare le parole di Moretti.

L”industria del settore ha protestato più volte sulla partecipazione al programma, evidenziandone bachi e danni, ma i governi la hanno letteralmente abbandonata a se stessa.

Fiacche, se non fasulle, le opposizioni al programma mosse da alcuni partiti trascurando ovviamente i deliri da pacifismo tout court in stile Sel.

Per comprendere appieno la situazione in cui versiamo, causata per di più dal lassimo della politica nostrana si può prendere ad esempio la fase Operational Test and Evaluation (OT&E), appena avviata nella base sulla base sperimentale di Edwards, in California, atta a testare e validare i requisiti della macchina oltre che a strutturare le procedure operative e di addestramento. Ebbene al programma, della durata di 5 anni, parteciperanno Stati Uniti, Gran Bretagna e Olanda mentre l’Italia, come altri partner del resto, preferisce “stare a guardare”. Non male per un programma che ci è stato sempre definito come “indispensabile”.

Cosa dovrebbe fare a questo punto un oculato imprenditore che ha sulle spalle il destino di uno dei più grandi poli industriali? Ricavare il massimo dai massicci investimenti (ed il termine è davvero riduttivo) che sono stati fatti in merito, ovvio. L’operato di Moretti può piacere o meno, ma aspettarsi qualcosa di diverso in tal senso era una semplice e pia illusione.

faco cameriIl velivolo ha molti problemi dal punto di vista manutentivo e dell’efficienza operativa, ma ogni polemica è sempre stata sedata con la visione di questa “terra promessa” chiamata Faco.

La Faco (Final Assembly and Check Out) è la linea di produzione italiana per l’assemblaggio delle ali e dei velivoli F-35 costruita a Cameri, in provincia di Novara che dovrebbe anche essere la sede per il Mro&u (maintenance, repair, overhaul & upgrade) di tutti i velivoli europei, fatta eccezione per quelli inglesi.

O almeno dovrebbe perchè questa “terra promessa” è decisamente incerta. L’Olanda ad esempio, che partecipa al programma OT&E non attenderà certo il suo termine, nel 2019 per ordinare i restanti 35 velivoli. Analisi Difesa, autorevole rivista del settore, ha infatti interpellato in merito il Ministerie van Defensie per chiedere se essi saranno prodotti nella provincia piemontese cosi come stabilito in diversi accordi, ma la risposta è stata decisamente sconfortante: “Una decisione su dove i nostri caccia saranno costruiti non è ancora stata presa. Attualmente i ministeri della Difesa olandese e italiano stanno lavorando alla fase finale di un agreement che chiarirà i loro futuri accordi bilaterali per la produzione e il sostegno logistico stabiliti nel Memorandum of Understatement firmato nel 2006”.

Ma come, non doveva esser già tutto stabilito? Evidentemente no. Gli olandesi inoltre non avranno certo gradito la decisione del Pentagono di effettuare la manutenzione dei motori in Turchia, assegnata in primis a loro ed alla Norvegia. Questa commesso era, per usare le parole di Analisi Difesa, la “conditio sine qua non” per la fabbricazione dei velivoli olandesi a Cameri.

Il precedente accordo siglato con l’Italia prevedeva infatti la disponibilità della nostra Faco ad assemblare gli F-35 per la forza aerea olandese in cambio della la manutenzione dei motori dei nostri aerei da svolgere in una base nel paese dei tulipani.

La nostra Difesa si dice ottimista al riguardo ma noi, a vedere l’operato dei nostri governi nelle ultime decadi e la nostra rilevanza nello scacchiere geopolitico, lo siamo decisamente meno.

Ma se il governo può, o meglio crede di poter, temporeggiare l’Industria non può certo permettersene il lusso. Alenia Aermacchi ha in lavorazione da due anni i 6 F-35A fin qui ordinati dall’Aeronautica Militare. A Cameri la forza lavoro è salita a 600 addetti (anche se molti sono stati dirottati dal sito di caselle), con i primi due esemplari praticamente ultimati, gli altri quattro in vari stadi di assemblaggio, e la prima ala completa pronta per la consegna.

Gli investimenti sono stati ingentissimi, basta vedere le dimensioni della base adibita al programma per comprenderlo, ed è arrivato il momento di fare i conti. Nonostante il Ministero della Difesa abbia accennato ad un miglioramento della produttività essa è sicuramente ben distante da quato richiesto dal Washington per fare di Cameri il polo Mro&u europeo.

Lavoro: Moretti a Renzi, bene renderlo più flessibileInoltre, anche ammettendo di accaparrarsi la produzione dei velivoli per la RNLAF, il rateo di produzione è ben distante da quei 24 velivoli l’anno inizialmente ipotizzati.

Come dicevamo dunque, per essere un programma letteralmente imposto, non si può certo dire che il governo abbia fatto molto. A questo punto le parole di Moretti trovano purtroppo il loro significato. Non contano nulla le nostre opinioni in merito al programma, tutte le sacrosante considerazioni sovraniste ne tantomeno i deliri dello pseudo pacifismo radical-chic: il velivolo si deve fare e quindi il nostro Paese deve trarne il maggior profitto possibile. Profitto in termini economici, di know-how ed occupazionali.

Inutile dare la colpa ad un industriale che cerca di salvare il salvabile, le accuse vanno mosse in primis verso una infima classe politica ed a chi, anche con un semplice voto, ha permesso che fossero li a far danni.

Cesare Dragandana

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