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Il Financial Times attacca Saccomanni e definisce “ridicole” le sue parole sulla ripresa. Italia e Grecia le peggiori in Eurozona.

Londra, 10 gen – Sino a paio di anni fa si faceva sempre un gran parlare di quella credibilità  internazionale che all’Italia pareva mancare. Bene, anche oggi il colpo appare durissimo visto che anche la stampa estera inizia a prendere le distanze dal governo Letta, che pure aveva visto di buonissimo occhio nei suoi primi mesi di vita, in contrapposizione agli anni di presunta scarsa credibilità dei governi a guida Silvio Berlusconi. Il quotidiano economico britannico Financial Times ha definito “ridicole” le parole del ministro italiano dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, il quale ha parlato di un 2014 all’insegna della ripresa per il nostro paese, promettendo che i contribuenti pagheranno meno tasse, grazie ai tagli alle spese del suo governo del valore di 32 miliardi (2% del Pil) entro il 2016.

“Recovery claims met with derision in Rome”, ovvero Roma accoglie con derisione le dichiarazioni secondo cui l’economia attraverserebbe una fase di ripresa. E’ questo il titolo più che eloquente dell’articolo del Financial Times, che affronta la questione italiana. Secondo il quotidiano economico britannico l’Italia non avrebbe fatto praticamente nulla nel 2013 per affrontare i problemi strutturali, come la bassa produttività e l’inefficienza della Pubblica Amministrazione.

L’articolo ricorda anche il pasticcio del ministro Saccomanni sulla restituzione da parte di 80 mila insegnanti degli scatti già erogati per 150 euro. Un caos, che sommato alla confusione estrema di queste settimane su questioni dirimenti come l’ex Imu, ha evidentemente fiaccato la credibilità dell’esecutivo italiano all’estero.

Ma quello degli scatti non è certo il primo guaio in cui cade Saccomanni. Il ministro dell’Economia, infatti, negli ultimi 9 mesi di governo è riuscito a collezionare una serie di scivoloni, smentite e bocciature che hanno sicuramente contribuito a minare la già scarsa credibilità dell’esecutivo Letta. L’ultima, in ordine di tempo, proprio mentre divampava l’incendio degli scatti. In un intervista rilasciata a La Repubblica, Saccomanni – così come Letta in molte altre occasioni – ha cercato di vendere il fumo di un prossimo taglio delle tasse, sonoramente sbugiardato in poche ore da Confcommercio: con il “nuovo record assoluto nella storia del nostro Paese”, rappresentato dall’aumento della pressione fiscale fino al 44,3%, “anche nel 2014 la riduzione della pressione fiscale è soltanto illusoria”.

Sempre il quotidiano economico londinese riporta l’affermazione di un alto funzionario europeo, secondo cui il gruppo dei Piigs si starebbe dividendo in due categorie: da una parte Spagna, Irlanda e Portogallo, dall’altra Grecia e Italia. Il primo gruppo sarebbe quello con politiche volte al lungo periodo, cosa che non si vedrebbe nel secondo, dove prevale l’instabilità politica.

Non è un caso, quindi, secondo il quotidiano, che i tassi spagnoli stiano scendendo più velocemente di quelli italiani, grazie al fatto che il governo Rajoy opererebbe su un orizzonte temporale di più ampio respiro.

Insomma, tirando le somme dei nove mesi di esecutivo Letta, agitato tra l’altro dagli scandali Shalabayeva e Ligresti che hanno coinvolto rispettivamente i ministri Alfano e Cancellieri (dovute sarebbero state le dimissioni, ma l’ammettere i propri errori è merce rara), Saccommani è certamente il titolare di dicastero che al suo curriculum governativo può aggiungere il maggior numero di scivoloni.

Giuseppe Maneggio

 

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