Fincantieri sbarca in borsa, ma il governo non intasca un euro

Fincantieri borsa palazzo mezzanotteRoma, 28 giu – Si conclude l’offerta pubblica che porterà sul mercato telematico, ad inizio luglio, le azioni Fincantieri. Una scelta, quella di percorrere la strada di piazza Affari, dovuta all’esigenza del gruppo della cantieristica di dotarsi di nuove risorse finanziarie per sostenere gli investimenti necessari ad una crescita già avviata da qualche anno. Prima il risanamento, guidato dall’attuale amministratore delegato Giuseppe Bono, e poi l’espansione, partita con l’acquisto dei cantieri norvegesi di Stx – oggi ridenominati Vard.

L’ingresso in borsa, tuttavia, mal celava l’esigenza da parte del governo di reperire risorse fresche per esperire l’ennesimo -quanto infruttuoso, dati alla manotentativo di ridurre il debito pubblico. La quotazione di Fincantieri nascondeva però un’insidia, dovuta al doppio binario del collocamento delle azioni: da una parte emissione dei nuovi titoli e contestuale aumento di capitale, dall’altra vendita delle quote di Fintecna, controllata al 100% da Cassa Depositi e Prestiti e quindi, indirettamente, dal governo attraverso il ministero dell’Economia.

Il collocamento delle azioni non ha raggiunto gli obiettivi predefiniti. Fincantieri puntava infatti ad immettere sul mercato 704 milioni di azioni, 600 milioni dall’aumento di capitale e i restanti dalla vendita delle quote dell’azionista di controllo. La domanda è stata però bassa, raggiungendo a malapena i 450 milioni di azioni richieste, prezzate a 0.78 l’una per un controvalore di circa 350 milioni di euro. La quotazione si farà comunque ma, come peraltro già previsto, avrà ad oggetto il solo aumento di capitale. Questo significa che Fintecna non venderà le proprie quote, rinunciando ad un incasso pari ad almeno 80 milioni e, al contempo, diluendo la propria partecipazione attorno al 60%.


Caso unico nella storia delle cessioni all’italiana: un gruppo interamente controllato dallo Stato si quota in borsa senza che il governo realizzi alcun provento. La strategia delle nuove privatizzazioni targata Renzi-Padoan non parte sotto i migliori auspici.

Filippo Burla

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