pompa benzina carburantiRoma, 19 giu – Tra i vari elementi che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero aiutare quel minimo di ripresa a consolidarsi nel tempo, il calo nel prezzo del petrolio riveste un ruolo importante. Dai massimi di un anno fa ad oggi il Brent ha perso quasi metà del suo valore, facendo sentire i suoi effetti alla pompa e nelle tasche degli automobilisti.

La fattura energetica nel 2014 è scesa del 21% a 44.2 miliardi, ai minimi dal 2005. Una boccata d’ossigeno per tutta l’economia del nostro paese, fortemente energivoro. Di questo calo, un buon 9% è dovuto al calo delle quotazioni dell’oro nero, mentre il 4% si lega alla riduzione dei consumi.

Il fisco, tuttavia, è sempre in agguato dietro l’angolo. “Il problema dell’elevato carico fiscale sui carburanti, oggi intorno al 60% del prezzo finale, si riproporrà con forza in futuro”, ha spiegato ieri Alessandro Giliotti, presidente dell’Unione Petrolifera. “Consideriamo che, tra Iva e coperture varie – ha aggiunto – sono già programmati aumenti fino al 2021 per 3 miliardi“, che possono essere quantificati in circa 12-14 centesimi al litro sia per benzina che per il gasolio. A pesare sono soprattutto le clausole di salvaguardia, che potrebbero scattare rendendo il costo del “pieno” più pesante nel portafogli.

Con la crisi si è anche modificato drasticamente il mercato della distribuzione. Dal 2007 d oggi sono 1500 le stazioni che hanno chiuso, rendendo “il mercato è più aperto e concorrenziale, ma il numero totale rimane troppo alto, gli erogati troppo bassi e i costi di gestione in molti casi insostenibili”. Ed è per questo che l’Unione ha inviato al ministero dello Sviluppo una proposta di ulteriore razionalizzazione della rete per adeguarla alle mutate esigenze.

Filippo Burla

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