tasseRoma, 16 dic – Matteo Salvini sta antipatico agli intelligentoni. A quelli che leggiucchiano mainstream per sentirsi meno piccoli e più borghesi. Sta antipaticissimo ai sociologi xenofili. Ultimamente, poi, ha fatto innervosire pure gli economisti da salotto, incorporando nel suo programma la così detta Flat Tax: aliquota unica per tutti al 15 %.

Una proposta giudicata dall’intellighenzia bocconiana del paese come demagogica, populista e irrealizzabile. Tutti aggettivi che fanno ben sperare. E’ infatti dogma assoluto del liberismo, di destra e di sinistra, che lo Stato possa sostenere sé stesso esclusivamente attraverso la pressione fiscale. E’ così che, seguendo gli assurdi dettami monetaristi di Friedman e dei Chicago Boys, i governi europei si sono privati nel recente passato della leva monetaria e della facoltà di coordinare le proprie economie, trasformando lo Stato da istituzione regolatrice a mero strumento esattoriale.

Questa folle scelta, attuata mentre il Wto legava la produttività mondiale ai costi di produzione cinesi, decretando per l’Europa recessione e deflazione senza sbocco, sancisce ora una drammatica equazione: il contribuente odierno è lo schiavo di un sistema che annienta il lavoro, pretendendo in cambio ben più della metà di ciò che egli riesce, ancora, a produrre.

Siamo al ribaltamento nichilista del tanto vituperato modello feudale, dentro al quale il Signore di turno offriva lavoro in cambio di una percentuale ulteriore di fatica e sudore. Percentuale che veniva generalmente detta decima; ironia modernista, il 5% in meno della demagogica, populista ed irrealizzabile Flat Tax di Matteo Salvini. Insomma è chiaro il punto: in un sistema naturale, libero da usura, da dumping, dove lo Stato è regolatore sovrano di lavoro e moneta, la tassazione non può che essere un’equa richiesta di maggior lavoro destinato al bene comune.

Proprio per questa ragione, Salvini non dovrà perdere di vista il quadro generale; pur essendo così sentita dall’elettorato, la questione fiscale dipende infatti dalle due grandi battaglie economiche del nostro tempo: l’uscita dall’Euro e dal Wto. Soltanto presentando un chiaro programma economico sulla sovranità monetaria e sulla tutela della produttività nazionale, soltanto cioè restituendo allo Stato il suo ruolo di regolatore, ogni promessa di riduzione fiscale avrà una sua qualche legittima aspirazione e validità all’interno della rivoluzione anti-usura.

Giacomo Petrella

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