coldiretti formaggiRoma, 8 lug – Sono scesi in piazza Montecitorio, in migliaia, per protestare contro quella che considerano una severa minaccia per le produzioni tipiche nostrane. Sono i casari di tutta Italia della Coldiretti, pronti a fare le barricate qualora l’Italia scendesse a patti con l’Unione Europea sullo scottante tema del latte in polvere.

Facciamo un passo indietro: l’Italia, con la legge 138 del 1974, vieta da più di quarant’anni la produzione di formaggi tramite polvere di latte. Una norma che secondo i burocrati della Commissione Ue si configura come una restrizione alla libera circolazione di merci, tanto da minacciare l’avvio di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Procedura che, more solito, vedrà probabilmente il governo accettare passivamente le imposizioni di Bruxelles.

A rischio, secondo la Coldiretti, “c’è un settore che rappresenta la voce più importante dell’agroalimentare italiano con un valore di 28 miliardi di euro con quasi 180 mila gli occupati nell’intera filiera, ma che svolge anche un ruolo insostituibile di presidio del territorio, nel quale la manutenzione è assicurata proprio dal lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali al pascolo”. La crisi si è fatta sentire, tanto che in Italia, precisano dall’associazione di categoria, “sono sopravvissute appena 35mila stalle che hanno prodotto nel 2014 circa 110 milioni di quintali di latte, mentre sono circa 86 milioni di quintali le importazioni di latte equivalente“. Una sproporzione illogica, in virtù della quale il settore andrebbe più che tutelato. Secondo alcune analisi condotte, infatti, “per ogni centomila quintali di latte in polvere importato in più scompaiono 17mila mucche e 1.200 occupati solo in agricoltura”.

C’è di più: “Il pressing esercitato dalla Commissione Europea sull’Italia ha già stimolato – sottolineano gli agricoltori – gli interessi degli speculatori con le importazioni di latte e crema in polvere che sono aumentate del 16 per cento nel primo trimestre 2015 rispetto allo scorso anno, secondo una analisi della Coldiretti. E non è certo casuale – precisa la Coldiretti – che i 2/3 delle importazioni provengano da Francia e Germania, l’asse che detta la linea politica dell’Unione Europea”.

Non solo motivazioni di natura economica, ma anche di identità e tradizioni gastronomiche: “Il via libera alla polvere di latte farà sparire 487 formaggi tradizionali censiti dalle regioni italiane ottenuti secondo metodi mantenuti inalterati nel tempo da generazioni. Con 1 chilo di polvere di latte che costa 2 euro, sottolinea la Coldiretti, è possibile produrre 10 litri di latte, 15 mozzarelle o 64 vasetti di yogurt e tutto con lo stesso sapore, mancando quella distintività che viene solo dal latte fresco dei diversi territori”.

Filippo Burla

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