Grecia: la guerra in Europa e la strategia americana

grecia xx34Roma, 15 lug – Come volevasi dimostrare, e come ampiamente previsto, Tsipras si è rivelato essere un buffone. Il gulag euro-sovietico che oramai è divenuta la Grecia non sarà abbattuto troppo presto, meglio proseguire con la sana tradizione dello “spezzare reni”. Certo, la cosa insopportabile è il continuo razzismo antigreco che promana da giornali e televisioni -ormai al livello di quello antiitaliano- quasi a voler instillare, nell’utente medio, l’idea che in fondo se lo sono meritato.

Non parleranno mai delle ardite operazioni finanziarie delle banche franco-tedesche, né della mattanza economica e sociale che è stata per la Grecia l’austerità. Ne vi parleranno di alcuni fatti invero curiosi: i greci saranno anche tutti pigri, corrotti, prepensionati ma, guarda un po’, posseggono il 50% circa delle navi commerciali registrate in Europa.

Metti il caso, fra le varie richieste della Troika vi è anche quella di supertassare l’unico settore ancora produttivo, che è quello della cantieristica navale e del commercio marittimo. A pensar male si fa peccato, come è noto, ma sovente ci si azzecca se si pensa che questo non farà altro che indurre gli armatori a spostare la propria sede fiscale in acque meno agitate.

La multinazionale danese A.P. Moeller-Maersk, maggior armatore commerciale del pianeta, vuole comprarsi i mega porti del Pireo e di Salonicco, con i quali è possibile controllare buona parte del commercio nel Mediterraneo, ed infatti il Governo li ha messi in vendita per ottobre. Ovviamente, come in tutte le “privatizzazioni” (e noi in Italia siamo esperti di questo), l’acquirente detta le regole e quindi può mettere le mani su asset industriali ed infrastrutturali fondamentali per un boccon di pane o poco più.

L’intreccio degli interessi sulle spalle della Grecia è immenso per una piccola e coraggiosa nazione di 11 milioni di abitanti, ma come sempre la vera questione è politica.


Non a caso, sono stati gli Usa a fare pressioni abbastanza esplicite per tenere la Grecia dentro l’euro, nonostante i tedeschi non ne volessero oramai sapere nulla. Fa ridere chi continua con la farsa dell’ “euro come alternativa al dollaro” quando è evidente a chiunque non sia cieco che il gioco è esattamente il contrario.

Siamo stati fra i primi a parlare del Ttip, il trattato che metterà gli Stati europei in balia delle multinazionali americane, ed anche alla luce di quanto sta succedendo fra Russia e Cina, ovvero la creazione di un sistema finanziario alternativo a quello anglo-americano, il progetto sembra ovvio: una unione monetaria transatlantica, rafforzata dal Ttip e quindi dalla deregolamentazione totale dei capitali, dei commerci e del lavoro.

Non stiamo esagerando: Robert Mundell, premio Nobel per l’economia ed inventore dell’euro, ha detto in modo molto esplicito che esso rappresentava semplicemente “il primo passo”. Del resto, che l’integrazione europea sia un progetto americano è palese: il movimento federalista europeo è stato sostenuto e finanziato alla luce del sole dagli Usa, i trattati sono stati scritti seguendo la mentalità monetarista anglo-americana, il Tesoro e la Fed americana scelgono in pratica il Governatore della Bce. Dove lavorava del resto Draghi prima di ascendere alla sua augusta carica?

Ottusità tedesca, superbia francese ed auto-razzismo italiano. Ecco di cosa si nutre l’imperialismo americano per schiacciare l’Europa ed allontanarla dalla naturale alleanza con la Russia. Solo in Grecia, per ora, hanno avuto il coraggio di dire “No”.

Matteo Rovatti

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