Atene, 8 gen – Dopo quasi sette anni di tensioni, sui mercati finanziari della Grecia, sembra tornare il sereno. Era aprile del 2010 quando l’allora primo ministro George Papandreou annunciò l’inizio dei programmi di salvataggio. In quel momento, lo spread fra i titoli di Stato greci e i bund tedeschi quotava attorno ai 350 punti base. Due anni dopo era schizzato a dieci volte tanto: 3440 punti il picco. Arrivarono la Troika, il bailout e gli haircut sul debito pubblico di Atene. Misure straordinarie accompagnare da piani lacrime e sangue di risanamento dell’economia. Tagli al bilancio, alle pensioni, allo stato sociale. E poi le privatizzazioni, la svendita all’estremo del patrimonio nazionale, l’aumento indiscriminato delle tasse. La Grecia era di fatto commissariata, con i governi che si sono succeduti ridotti a meri esecutori degli ordini di Unione Europea, Bce e Fondo monetario. Oggi lo spread é tornato su valori accettabili, addirittura al di sotto dei livelli pre-crisi. La Grecia potrebbe così uscire dai piani di salvataggio già da agosto, quando scadrà l’ultimo. E i sirtaki bond potrebbero perfino rientrare nel paniere dei titoli acquistabili dalla Bce nell’ambito del programma di quantitative easing.

In questo senario sostanzialmente positivo c’è una nota stonata. Non bisogna scordarsi che il pignoramento delle case dei cittadini in ritardo con il pagamento dei loro mutui è stata una delle clausole dell’accordo che ha portato alla terza tranche di aiuti concessi ad Atene. Per circa due mesi il governo ha rimandato l’intervento, ma alla fine ha dovuto rispettare l’impegno preso.  Il 29 novembre (data in cui è partita la prima asta) si è assistito a scene di caos e scontri, è intervenuta persino la polizia in tenuta antisommossa che ha usato gas lacrimogeni all’esterno del tribunale per disperdere i dimostranti e impedire loro di entrare nell’edificio. Eppure due anni fa Tsipras vinse le elezioni promettendo che avrebbe impedito il pignoramento della prima casa. Quest’ultimo provvedimento è solo uno dei tanti della cosiddetta cura da cavallo. A questo punto è utile chiedersi se tutto ciò è servito. Finanziariamente (forse) sì, visto che le tensioni sembrano riassorbite. Ma buona parte dei meriti vanno ascritti al “bazooka monetario” di Draghi, un aiuto esterno che ha rasserenato i mercati (tutti, e per estensione anche quelli della penisola ellenica) ma che non potrà durare in eterno. Dall’altra parte, l’economia della Grecia ne esce invece devastata.

Un occhio ai numeri: negli anni di crisi la disoccupazione é passata dal 10 ad oltre il 20% dopo avere sfiorato anche quota 30, il Pil ha perso più del 40%, la produzione industriale ha ripreso (faticosamente) a crescere ma non riesce ad inanellare risultati positivi in sequenza, segno che le difficoltà si fanno ancora sentire. Meglio non va per la popolazione: più del 20% dei greci sono in povertà o a rischio esclusione sociale (terzo Paese in Europa), percentuale che sale a quasi il 40% per le famiglie con bambini. Tornando al tema degli sfratti, Atene ha anche accettato il meccanismo delle aste elettroniche, un sistema che permette ai creditori di mettere i beni pignorati nel più breve tempo possibile sul mercato immobiliare. Come mai le banche (creditori) hanno tanta fretta? Si dirà perché troppi crediti inevasi pesano sul loro bilancio ma il motivo non è solo quello. Vediamo perché.

La Grecia come altra nazioni dell’Europa mediterranea offre un “golden visa”, un permesso di residenza che garantisce la circolazione nell’area Schengen, a chiunque compia un rilevante acquisto immobiliare. Atene ha scelto di offrire le condizioni più permissive: basta investire 250mila euro in una proprietà, senza l’obbligo di spostare la residenza, per ottenere questo prezioso visto. Per coloro che decidono di spostare la residenza, comunque, viene riconosciuta dopo sette anni anche la cittadinanza. Come raccontato da Bloomberg, il programma sta riscuotendo un grande successo fra cinesi e russi. Dal 2013 all’ottobre di quest’anno sono 2.053 i visti d’oro assegnati: il 43% appartengono a cinesi, il 18,6% a cittadini russi e l’8,4% a cittadini turchi, secondo i dati di Enterprise Greece. Le possibilità di affari si fanno ancora più interessanti ora che molte banche sono impegnate nella vendita all’asta di immobili messi in garanzia di crediti deteriorati. Solo da parte dei compratori cinesi le richieste di proprietà sono cresciute del 159% nel terzo trimestre, rispetto a un anno prima. In breve, per risolvere il problema del calo del valore degli immobili il governo greco preferisce cacciare i greci dalle loro case per svenderle agli stranieri.

Forse questa affermazione può sembrare troppo esagerata, ma non è così. Il valore delle abitazioni è crollato ma i soldi da dare alle banche sono sempre gli stessi. I debitori non si libereranno mai dal loro debito se non perdendo completamente i loro beni anche se quest’ultimi hanno perso valore. Il paradigma che persegue la Troika mira al contenimento dell’inflazione e di conseguenza anche della crescita generando spirali deflattive. Questo stesso schema potrebbe potenzialmente essere applicato ad ogni membro dell’Unione Europea. Atene è la culla d’Europa, e potrebbe diventare anche la sua tomba.

Filippo Burla
Salvatore Recupero

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  1. Solito cialtrone sinistronso, assetato di potere e completamente asservito alle cosi dette elite finanziarie mondiali, come la gran parte dei sinistronsi.

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