Tsipras referendumAtene, 27 giu – Ieri l’ultimatum, oggi l’ultima (forse) carta che Tsipras si può giocare. In attesa dell’eurogruppo -il quinto in dieci giorni- i creditori hanno presentato un’offerta che la Merkel non esita a definire “eccezionalmente generosa”, ma che invece per il governo greco è “inadeguata perché contiene misure profondamente recessive“, ha detto un funzionario ellenico.

Un nuovo muro contro muro appena prima della riunione convocata per il pomeriggio. Alla quale Tsipras arriverà forte di una proposta lanciata nella notte. “Siamo obbligati a rispondere sentendo la volontà del popolo sovrano“, ha dichiarato il premier, aprendo così la strada ad un referendum che dovrebbe tenersi nei primi giorni del prossimo mese, probabilmente nel fine settimana del 4-5 luglio.

L’annuncio del referendum ha avviato un’impennata nella corsa ai bancomat, letteralmente presi d’assalto nella paura che con un default pubblico i risparmi possano volatilizzarsi. Un’eventualità esclusa da Tsipras: “Il governo non chiuderà le banche lunedì e non saranno introdotti controlli sui capitali“, ha cercato di rassicurare il leader di Syriza.

Proposta seria o boutade? La via del referendum era già stata lanciata, all’epoca, dal primo ministro socialista George Papandreou. Non se ne fece nulla, ed insieme alla proposta il Pasok scomparì dalla scena politica ellenica. E non è escluso che ciò si possa ripetere. L’impressione è che Tsipras voglia usare l’arma del referendum come ricatto nei confronti dei creditori, un modo per smarcarsi dalle spalle al muro cui si trova costretto al momento. Fare previsioni risulta tuttavia oltremodo difficile, visto che nell’ambito della trattativa è ormai impossibile districare cosa è bluff e cosa invece reale intenzione. Forse dopo l’eurogruppo di oggi, ammesso che prenda una qualche decisione, sarà tutto più chiaro.

Filippo Burla

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  1. Dove ci stiamo dirigendo adesso? La Bibbia dice: “[Il re del nord] ritornerà nel suo paese con grandi ricchezze [1945], e il suo cuore sarà contro il patto santo [l’ostilità nei confronti dei cristiani], e agirà [attività in ambito internazionale], e tornerà al suo paese [1991-1993. La disintegrazione dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. Le truppe russe restituito alla paese]. Al tempo fissato [il re del nord] tornerà [questo significa crisi, che eclisserà la Grande Depressione, la disgregazione non solo dell’area euro, ma anche dell’Unione europea e della NATO. Molti paesi dell’ex blocco orientale tornerà nella sfera d’influenza della Russia].” (Daniele 11:28, 29a)

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