Il bilancio? Lo salvano le aziende pubbliche

partecipazioni stataliRoma, 17 apr – Tasi, Imu e Tari. Riduzione Irpef, alleggerimento Irap. Quattro miliardi in più per le prime, una decina di miliardi in meno per le seconde. Spending review, rimodulazione delle spese, detrazioni fiscali, tagli lineari e semilineari. La finanza pubblica è un continuo ballo sul filo del rasoio alla ricerca di presunte ed ipotetiche coperture che, al saldo finale, quasi mai coincidono con le previsioni. Costringendo sempre i governi ad aggiustamente dell’ultimo minuto.

All’interno del valzer delle cifre, c’è però una costante. La classica manna dal cielo che, nonostante il perdurante ciclo economico negativo, offre una mano sostanziosa a tappare le falle della contabilità ministeriali. Parliamo delle società partecipate, un tempo sotto l’ombrello Iri e ministero delle Partecipazioni Statali, privatizzate ad inizio anni novanta ma che ancora sono a controllo governativo. D’altronde, è a Palazzo Chigi che si stilano le liste per le nomine alle cariche sociali.

Eni, Enel e Finmeccanica sono solo le più note. Considerando i valori di capitalizzazione di borsa, pur con tutti i limiti che questo comporta, limitandosi alle sole realtà industriali i primi due gradini del podio (Eni ed Enel) sono saldamente in mano pubblica. Estendendo l’analisi alle prime dieci in classifica, si aggiungono Snam ed Enel Green Power. Segni che il capitalismo di Stato ha ancora un ruolo di assoluto primo piano.

Al di là della capitalizzazione, che esprime umori legati all’andamento dei mercati e non tiene conto delle realtà (ad esempio Ferrovie e Poste Italiane) non quotate, l’aspetto più significativo è dato dai risultati d’esercizio. Con il bilancio della Cassa Depositi e Prestiti appena approvato, che registra utili pur in calo a 2.3 miliardi, si chiude infatti anche quest’anno la “rosa” dei bilanci 2013. I risultati sono lusinghieri, nonostante il momento di perdurante crisi che impatta più ed in termini strutturali sulle imprese manifatturiere rispetto a quelle finanziarie. Quattro miliardi e mezzo di utile netto Eni, più di tre miliardi per Enel e 527 milioni per Enel Green Power, Finmeccanica al rientro in zona positiva anche se solo per 74 milioni, più di 300 milioni in quota Sace, Poste stabilmente sopra il miliardo, obiettivo al quale si avvicina anche Snam, mentre le Ferrovie dello Stato si attestano a 380 milioni e Terna a mezzo miliardo. L’unica nota dolente è Saipem che registra una perdita pari a 159 milionima nell’ultimo trimestre dell’anno la società è tornata nell’area dell’utile delineando una tendenza alla ripresa dopo le vicende giudiziarie che l’hanno vista coinvolta.

Certo non tutte queste aziende sono per la loro totalità in mano pubblica, non l’intero utile viene sempre distribuito (il cosiddetto “payout ratio” varia anche considerevolmente da una realtà all’altra) e vanno considerati gli intrecci azionari -Cdp su tutte, che detiene quote in Eni, Sace, Snam- per evitare di conteggiare due volte gli stessi valori. Il trend è sì quello di una contrazione generalizzata, che però garantisce ancora il puntellamento dei bilanci pubblici con contributi generosi. Facendo un calcolo approssimativo, si può infatti stimare in almeno 4 miliardi l’incasso in termini di dividendi che affluiranno, per via diretta o indiretta, al ministero dell’Economia. In termini di paragone, è quanto all’epoca gli italiani pagarono per la prima rata Imu o quanto pagheranno ora in termini di rincari previsti sulle varie tasse per i servizi e di imposte sulla casa. Va da sé che in caso di privatizzazione il gettito di cui attualmente gode il ministero dell’Economia verrebbe ulteriormente a contrarsi, dovendo così reperire ulteriore coperture insistendo sull’eterna leva fiscale a danno di cittadini ed imprese. Chi diceva che le aziende di Stato sono un peso per la collettività?


Filippo Burla

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