Dal 2008 perse 134 mila piccole imprese

aziende chiuseVenezia, 21 feb – Negli ultimi sei anni la crisi finanziaria ha gravemente danneggiato il reticolo imprenditoriale del nostro Paese. Ben 134 mila piccole attività artigiane e commerciali hanno chiuso i battenti. A dare l’allarme è la Cgia di Mestre, che ha appena pubblicato uno studio dettagliato sui danni che la crisi ha provocato nell’economia reale. Dalla lettura dei dati emerge che il settore maggiormente decimato risulta quello degli artigiani. 70 mila aziende chiuse, per almeno altrettante famiglie ridotte ai minimi termini. A seguire il piccolo commercio, falcidiato dal calo dei consumi e dalla concorrenza della grandi catene: 68 mila negozi hanno chiuso i battenti.

E’ la crisi del reticolo economico che fa da architrave dell’economia nazionale. Come commenta il Segretario Giuseppe Bortolussi “A differenza dei lavoratori dipendenti quando un autonomo cessa l’attività non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito. Ad esclusione dei collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, gli artigiani e i commercianti non usufruiscono dell’indennità di disoccupazione e di alcuna forma di cassaintegrazione o di mobilità lunga o corta. Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare”.

Se le ragioni della crisi possono essere complesse, all’origine dello stillicidio ci sono solo motivi concreti: in primis il peso gigantesco esercitato dallo Stato nel carico fiscale (44,3%), la sua totale assenza nello stimolo alla ripresa, la sua latitanza nel pagamento degli arretrati. Poi gli aumenti dell’energia elettrica (+ 21,3% in sei anni) e del gasolio (+23,3%). Infine, il calo del credito bancario alle piccole imprese, contrattosi nell’ultimo quinquennio di ben 17 miliardi di Euro. E la situazione non sembra migliorare, se secondo i calcoli del Cgia il peso fiscale crescerà di 2,4 miliardi nel 2014 e di un altro nel 2015.

Francesco Benedetti


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