Il_mito_della_ripresa_economicaRoma, 19 ago – “Per la ripresa in Italia ci vorrà più tempo del previsto”. E anche il Ministro Padoan si arrese all’evidenza. Con un laconico commento, il titolare del Tesoro del governo Renzi ammette che le sparate del suo titolare sulla ripresa erano, al pari di quelle dei precedenti due premier, solo fumo elettorale. Una cantilena alla quale siamo ormai tristemente abituati, quella dei ministri che fanno previsioni alla frate indovino e si ritrovano, dopo qualche mese, ad incassare (e a farci mandar giù) l’ennesima rettifica al ribasso.

Per essere precisi, è dal 2011 che una previsione del Ministero del Tesoro non si rivela giusta. La prima gaffe di livello la collezionò Tremonti, che previde un roboante + 1,3%. Alla fine dell’anno l’Istat certificò un misero 0,4%. In gergo: stagnazione. Certo, a parziale giustificazione c’è l’attacco speculativo che coinvolse il governo Berlusconi e portò al governo Monti. Che a sua volta predisse una ripresa di mezzo punto percentuale, mortificata da un impietoso – 2,4%. In gergo: recessione. Poi venne il momento del “supertecnico” Grilli: e se non c’azzecca lui, ex direttore generale del Tesoro e Ragioniere Generale dello Stato, chi c’azzecca? Macché, anche le sue previsioni di uno scintillante +1,3% cambiarono segno alla fine dell’anno, trascinando il Pil italiano sotto di altri due punti percentuali. Anche in quel caso, come nei casi precedenti (e in quelli successivi), la scappatoia fu sempre la stessa: non si tratta di un errore. La ripresa ci sarà. Solo che bisogna aspettare ancora un po’.

Ed arriviamo a Padoan, che promette un modesto + 0,8% e non riesce a indovinare nemmeno quello. Dati alla mano, sempre che le sanzioni russe non aggravino la situazione, anche per quest’anno siamo sotto zero. 0,3% per la precisione. E puntualmente arriva la rettifica. E puntualmente arrivano le promesse di un 2015 da sballo. Incurante del disastro che l’austerity sta generando nell’economia reale, Padoan spara numeri a caso chiuso nel suo ministero. E si mostra al mondo dell’economia reale, quella delle saracinesche che chiudono e non riaprono più, con l’atteggiamento semiseri0 del venditore di almanacchi di Leopardi: “Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?”

Francesco Benedetti

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