Roma, 31 lug – Torna a crescere il tasso di disoccupazione di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente. Lo rileva l’Istat che evidenzia come dopo la stazionarietà di maggio, a giugno i senza lavoro sono aumentati arrivando al 12,7%. Su base annua il tasso di disoccupazione cresce di 0,3 punti percentuali. In Italia il numero dei disoccupati viene così incrementato di 55 mila unità al mese.

Sale anche il tasso di disoccupazione giovanile che tocca il 44,2% a giugno, livello più alto registrato finora. L’Istat tiene peraltro a precisare che dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro. Quindi escludendo coloro che risultano impegnati negli studi è facile dedurre che si supererebbe facilmente il 50% di disoccupazione giovanile se solo l’Istat includerebbe tutti quei ragazzi scoraggiati che un lavoro hanno smesso di cercarlo.

Tra i 15-24 anni, il tasso di occupazione diminuisce dello 0,3% su maggio al 14,5%, mentre quello di disoccupazione sale dello 0,6% all’11,5%. Rispetto a maggio, il numero degli occupati in questa classe di età si è ridotto di 22 mila unità, pari a un secco -2,5%. Infine, rispetto al giugno 2014, cresce dell’1,3% anche il tasso di inattività. Sempre più giovani, insomma, sfiduciati dal non potere trovare un impiego, decidono di non cercarlo nemmeno.

Fortuna che la riforma del lavoro (Jobs act) avrebbe dovuto portare immediati benefici sull’occupazione, soprattutto quella giovanile per bocca dello stesso Renzi e del ministro Giuliano Poletti che a dicembre dello scorso anno aveva perentoriamente affermato: “I giovani avranno più diritti e opportunità“.

Jobs act che è stato accolto senza alcuna critica dai media di regime e che aveva ricevuto la benedizione di Confindustria e della Merkel, rimasta strabiliata dalle riforme portate avanti dallo stolto fiorentino a capo del governo italiano.

Si continua imperterriti a parlare di spending review, di tagli allo stato sociale e ai diritti dei lavoratori, senza mai intervenire con provvedimenti strutturali di politica industriale, di misure per favorire le potenzialità produttive nazionali e per rilanciare la domanda interna.

Giuseppe Maneggio

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