Roma, 9 dic – Non bastassero tutti gli adempimenti burocratici, la marea di tasse e balzelli da corrispondere e l’eterno ritardo con cui la pubblica amministrazione salda i pronti conti, arriva un’altra stangata sulle Pmi: un nuovo adempimento che costerà alle piccole e medie imprese almeno mezzo miliardo di euro.

A denunciarlo la Cgia di Mestre: “Con l’approvazione della legge delega sulla riforma della disciplina della crisi di impresa e dell’insolvenza, saranno circa 133.000 le società a responsabilità limitata presenti in Italia che dovranno dotarsi di un organo di controllo collegiale o, in alternativa, di un revisore legale dei conti”, spiegano dall’associazione.

La stima della spesa complessiva è fatta dalla stessa Cgia: “Dopo aver deciso di rinviare di un anno sia l’entrata in vigore dell’Iri, vale a dire la nuova imposta che avrebbe consentito alle società in nome collettivo di beneficiare di un’aliquota sui redditi del 24 per cento, sia l’abolizione degli studi di settore – spiega il coordinatore dell’ufficio studia Paolo Zabeo – arriva  a sorpresa questo nuovo balzello che, mediamente, costerà a ciascuna impresa interessata almeno 3.500 euro circa ogni anno. Se, come pare, in questa legge di Bilancio non assisteremo nemmeno all’estensione della cedolare secca agli immobili ad uso strumentale, non verrà completata l’attuazione del regime per cassa e non si procederà a confermare l’ecobonus al 65 per cento, ci apprestiamo a registrare l’ennesimo disinteresse dell’esecutivo e della maggioranza di governo nei confronti delle istanze sollevate dal mondo delle piccole e micro imprese”.

Un mondo, quello delle Pmi, che contribuisce ai 2/3 del valore aggiunto prodotto in Italia e garantisce quasi l’80% dell’occupazione, ma ciononostante non viene tenuto debitamente in conto quando si tratta di scelte di politica industriale. E così, “invece di migliorare i bilanci delle piccole imprese attraverso la diminuzione delle tasse, della burocrazia inutile e dannosa o facilitando il ricorso al credito – prosegue la denuncia della Cgia – il legislatore, viceversa, ha deciso di farlo affiancando alle Pmi un tutor che, di certo, appesantirà i costi aziendali”.

Filippo Burla

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