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Il credito alle imprese non riparte, ma peggiora: -4,4%

Roma, 9 giu – Sono anni, dagli sciapi mesi in cui governava Monti, che ci sentiamo dire ripetutamente che la fine della crisi è vicina. Saccomanni, ministro del dicastero dell’economia durante l’esecutivo Letta, addirittura si spinse oltre: “Stiamo uscendo dalla crisi” e ancora: “Credo di essere l’unico che continua a vedere un po’ di luce in fondo al tunnel e a pensare che non sia il treno che ci sta venendo incontro”. Il leitmotiv è sempre lo stesso, e anche sotto l’attuale guida del novello pifferaio magico, a nome Matteo Renzi, i serpenti continuano ad incantare le masse uscendo danzanti dai cesti di vimini.

Le note suadenti possono ammaliare e sedurre ma non hanno ancora la capacità di confondere i numeri. E basta saper, e aver voglia di, leggere qualche dato economico per accorgersi del trucco, dell’inganno, dello sporco gioco che sta conducendo un popolo e una nazione al suicidio economico e sociale.

Questa mattina la Banca d’Italia ha pubblicato i numeri sui prestiti delle banche alle imprese non finanziarie e alle famiglie nel mese di aprile. Il monte prestiti è risultato ancora in calo del 3,1% su base annua, con una contrazione del 4,4% per le imprese e dell’1% per le famiglie.

Rallenta anche la crescita dei depositi bancari, cresciuti dell’1,4% rispetto all’1,6% del mese precedente. Quanto alle sofferenze bancarie si è passati ad un aumento del 22,3% su base annua.

Queste cifre, anche se alcune mostrano una lieve variazione al ribasso, unite al dilaniante credit crunch, non possono che essere interpretate con crescente preoccupazione.

Il 5 giugno la Bce, in un disperato tentativo di smuovere le acque della stagnate economia dell’eurozona, ha varato, per la prima volta nella sua storia, i tassi negativi. Il saggio di interesse è stato, in pratica, abbassato da zero a -0,1% sui depositi overnight (uno dei tipi principali di depositi interbancari).

Questa mossa non solo non cambierà le carte in tavola, ma le peggiorerà.  Le banche non otterranno nulla dal parcheggio della liquidità presso la Bce ma dovranno, addirittura, pagare un costo. Tassi negativi significa proprio questo, il ribaltamento delle parti: ora è chi presta denaro che deve pagare.

Mario Draghi e molti dei soloni dell’economia finanziaria ci hanno condito la pillola comunicando che suddetta operazione aumenterà il grado di liquidità dei mercati, incentivando gli istituti a prestare denaro a famiglie e imprese. Ma questa è l’ennesima bufala data in pasto a chi vuol farsi incantare. Sul piano tecnico appare impossibile pensare che se una banca non depositi la sua liquidità presso la Bce (dovendo pagare per questo prestito) li possa prestare ad una famiglia o ad un’impresa. La causa principale è l’impegno nel tempo. I prestiti overnight sono per loro natura a brevissimo tempo mentre un prestito ad una famiglia o ad un’impresa impegna quell’ammontare di liquidità per mesi se non per anni. Le ragioni della speculazione e del guadagno facile e immediato spingono gli istituti di credito verso tempi stretti, strettissimi e se non potranno più depositare i loro soldi presso la Bce li presteranno, piuttosto, ad altre banche. Con buona pace della sfiancata economia reale.

Peraltro, la Banca centrale danese aveva sperimentato i tassi negativi dal luglio del 2012 fino ad aprile di quest’anno, con risultati disastrosi se non opposti a quelli desiderati e auspicati. Il volume dei prestiti delle banche danesi crollò del 20%. Del resto se i tassi negativi sono un costo, comprimo i margini delle banche, già in evidente stato di sofferenza. Costi più alti e margini di guadagno più bassi inducono le banche a prestare meno denaro: quindi meno mutui alle famiglie e meno prestiti alle imprese.

Ciò che ci è stato sbandierato come un sostegno alla ripresa, nel caso italiano, con un’economia ancora in contrazione e con una stretta sul credito mai cessata, potrebbe tradursi in un colpo fatale per la nostra nazione.

Giuseppe Maneggio

 

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