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Antonio Amorosi

Roma, 7 ago – Appalti pubblici (mal)gestiti da Consip, alla cui guida c’era un fedelissimo renziano come Luigi Marroni, società che fanno cartello, parenti dell’ex premier coinvolti a vario titolo. E le immancabili cooperative. È di ieri la notizia che anche l’Anac, dopo Antitrust e Tar del Lazio, ha acceso un faro sul lotto “Fm4” da 2,7 miliardi, sottolineando un meccanismo illecito di spartizione dei lotti. Ne abbiamo parlato con Antonio Amorosi, autore del bestseller Coop Connection e firma del quotidiano La Verità.

Finalmente anche l’Anac si muove, sia pur dopo quattro lunghi mesi di istruttoria. Vuol dire che c’è ancora molto da scavare?

Benvenuto Cantone! E’ una buona notizia anche se mi scappa da sorridere. Quasi un anno fa, il 23 settembre scorso, ho spiegato precisamente lo schema di quell’appalto Consip da 2,7 miliardi di euro con un’inchiesta sul quotidiano La Verità. C’erano scritte le identiche cose che dice ora Cantone. E’ il solito sistema a scacchiera di spartizione del mercato. Meccanismo già sanzionato da Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nel 2015 per un appalto Consip simile da 1,6 miliardi, dove gli attori erano in parte gli stessi. C’è ancora molto da scavare? La polvere giudiziaria finisce sui giornali oggi perché bisogna delegittimare l’ex Ad di Consip Luigi Marroni che è il principale teste che accusa. Come mi ha raccontato un vecchio imprenditore del settore tutti i medio-grandi appalti italiani sono truccati a monte e lo Stato è una sorta di ente ratificatore che sancisce o meno accordi presi altrove. Nella Prima Repubblica erano i partiti a decidere la vittoria delle gara, ora sono principalmente le imprese e i gruppi d’affari, ma la musica non cambia come sanno gli esperti di settore. Scavare mi sembra il minimo, ma se non cambiano nel profondo i gruppi dirigenti di questo Paese la vedo dura. Un reale libero mercato resta un fantasia per ingenui come ho raccontato nel libro Coop Connection.

Coop e politica, un rapporto tutto ancora da chiarire…

Ma è un rapporto chiarissimo. Come ha spiegato il coraggioso ex dirigente coop Mario Frau, il partito ha in mano il rubinetto da cui escono leggi, normative, decreti, delibere che possono aiutare o penalizzare le cooperative, le coop hanno in mano il cordone della borsa e senza i «piccioli» non si fa nessuna politica. Sta tutto in questa battuta il segreto. Non si è invece consapevoli di quanto sia esteso questo sistema che pervade tutti gli altri settori della vita pubblica media e giustizia in primis. Se solo le cooperative italiane, senza calcolare la controllata Unipol, hanno un fatturato di 151 miliardi euro annui, più grande del Pil dell’Ungheria o di Slovenia, Croazia e Bulgaria messe insieme, qualcosa determineranno o no!? Danno lavoro, fanno investimenti e denaro anche grazie al loro regime fiscale di estremo favore. Mentre gli altri imprenditori devono morire sotto il maglio di tasse esorbitanti. Ho incontrato di recente colleghi che fanno tv che mi dicevano: «Ma di tutto quello di cui potevi occuparti proprio delle coop dovevi parlare? Come faccio a invitarti adesso?». Sono i buoni. I santi usciti da tangentopoli illesi. I loro affari, dalle evasioni fiscali di massa ai rapporti storici con mafia, ‘ndrangheta e casalesi fino ai sistemi di controllo del territorio e agli appalti truccati, non esistono. Di loro non si deve dire niente. Se lo fai ti bruci con le tue mani. Anche perché le coop sono l’apparato più segreto d’Italia che sorregge la sinistra italiana.

Dalla Consip alle ricostruzioni post terremoto in Emilia e centro Italia, nonostante le continue inchieste la loro attività sembra non fermarsi mai…

Sa quanto paga di tasse una cooperativa sociale di tipo B come quelle di Salvatore Buzzi di Mafia Capitale? Quelle che fanno business con l’accoglienza degli immigrati? Zero. Quanto paga una coop di costruzioni? Viene tassata solo sul 40% dei ricavi finali quando un’impresa privata o un privato cittadino viene tassato sul 100%. Come possono competere? Quando ho chiesto al Ministero dello sviluppo economico, che è l’ente deputato, quanti controlli facessero ogni anno è caduta la linea e si sono chiuse le comunicazioni. E poi la raccolta a vista di 11 miliardi di euro annui, con Banca d’Italia che ti dice che sono effettivamente illegali ma deve intervenire la politica. E i fatturati dei supermarket fatti sopratutto in Borsa quando per statuto non svolgono attività speculative. E’ tutto un mondo di cui gli italiani non devono sapere niente. E continueranno a non sapere.

Filippo Burla

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