inflazioneRoma, 31 ott – L’inflazione in Italia nel mese di ottobre è scesa allo 0,7%, il minimo registrato dal novembre del 2009, in piena crisi finanziaria. Lo rivela la stima preliminare dell’Istat, che comunica una discesa dei prezzi dello 0,3% su base mensile. L’inflazione acquisita per il 2013 scende dall’1,3% di settembre all’1,2%. L’Italia non vedeva da anni livelli così bassi.

Il dato in sé non dovrebbe farci preoccupare, anzi, perché indica una crescita molto contenuta dei prezzi, quasi piatta. E non sarebbe un male in un paese che ha avuto storicamente una crescita tendenziale dei prezzi più alta delle altre nazioni europee. Dall’ingresso nell’area Euro, giusto per fare un esempio, l’Italia ha accumulato circa il 14% in più di inflazione della Germania, cosa che va a discapito della nostra competitività.

Nondimeno, il dato di ottobre è l’ennesima conferma dello stato di crisi violenta in cui versa l’Italia. Parliamo, tra l’altro, di un mese in cui è stato introdotto un secondo aumento dell’aliquota più alta dell’Iva, dopo quello già attuato nel luglio del 2012, passando così dal 21% al 22%. In teoria, ci sarebbe dovuto essere un impatto al rialzo sui prezzi, anche se gli analisti avevano previsto già che i dettaglianti non avrebbero ritoccato i listini, per evitare un ulteriore crollo dei consumi. Ma che l’inflazione, addirittura, scendesse non se lo aspettava nessuno. Anzi, la mediana indicava l’attesa di una crescita congiunturale dello 0,4% e tendenziale dell’1,2%. E anche se il contraccolpo dell’Iva potrebbe ripercuotersi, secondo l’Istat, dello 0,3% sui prezzi di inizio 2014, il dato di ottobre segnala che la situazione dei consumi e dell’economia in generale è drammatica.

La disoccupazione è ulteriormente cresciuta al 12,5%, con punte del 40,4% tra i giovani. Livelli così alti l’Istat non li aveva mai pubblicati da quando ha iniziato a rilevare i dati.

L’economia italiana si sta disinflazionando e questo sarebbe un bene. Ma è un male che ciò sia la conseguenza di indici tutti negativi, dalla produzione industriale ai consumi, dal Pil all’occupazione, dagli ordinativi alla fiducia delle imprese. Il rischio deflazione è dietro l’angolo. Il leggero calo dei prezzi, nel quale potremmo imbatterci nei prossimi mesi, nasconderebbe una trappola economica micidiale per qualsiasi paese. La questione è che la deflazione riduce il consumo, limita la produzione e, infine, porta alla chiusura di tantissime attività economiche. Come in un possente vortice d’acqua è pericolosamente facile entrarci, ma impossibile uscirne.

L’Italia dovrebbe poter stampare moneta per poter scongiurare questa eventualità, ma non può farlo. L’Euro più che mai si sta rivelando una zavorra mortale per la nostra economia.

Giuseppe Maneggio

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