Roma, 26 ago- L’assegno di ricollocazione è un sussidio rivolto ai disoccupati, percettori di Naspi (indennità mensile di disoccupazione), parte delle politiche per la ricerca attiva di lavoro. Per essere più precisi è un voucher spendibile presso centri per l’impiego o agenzie accreditate per la ricerca di un’occupazione. L’assegno di ricollocazione è attivo dai primi sei mesi del 2017 in via sperimentale per 30.000 disoccupati e sarà gradualmente esteso a tutti i percettori di Naspi. L’assegno può variare a secondo dalle caratteristiche del lavoratore a cui cercare una nuova occupazione e da altri parametri come la disposizione geografica può variare dai 250 ai 5000 euro per sei mesi e può essere prorogato di altri sei mesi se non si trova lavoro. All’apparenza potrebbe sembrare uno strumento molto utile, di fatto, però, si è rivelato l’ultima misura fallimentare introdotta da jobs act. I numeri parlano chiaro: in sei mesi, infatti, soltanto il 10% dei beneficiari della prima fase di sperimentazione dell’assegno di ricollocazione hanno presentato domanda all’Anpal (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro).

Secondo i funzionari del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il motivo del numero esiguo di richieste è legato alla scarsa informazione. Molti disoccupati, infatti, credono che richiedendo l’assegno di ricollocazione si perde il diritto a beneficiare della Naspi, l’indennità di disoccupazione. È davvero così? Analizziamo la questione nel dettaglio.

L’”assegno” non viene erogato alla persona interessata, ma ad un centro di ricerca di lavoro che si può scegliere tra gli oltre 500 presenti sul sito dell’Anpal. A questo centro verrà accreditata la somma solo se riuscirà a trovare lavoro alla persona che ne ha richiesti i servizi e l’aiuto. In pratica il disoccupato i soldi li vede con il cannocchiale.

Le conseguenze di provvedimenti di questo tipo li avevamo già stati previsti due anni fa: legare gli ammortizzatori sociali alla flessibilità aumenta la precarietà del mercato del lavoro mettendo i disoccupati in balia delle agenzie di lavoro interinale. Tuttavia, come nel caso di specie, a volte il meccanismo s’inceppa. E allora, per salvare la faccia, si ricorre ai sofismi della comunicazione. Secondo Maurizio del Conte, giuslavorista della Bocconi e presidente dell’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro: “Ci vuole una campagna di informazione massiccia. È importante dire che non c’è nulla da perdere. Fare domanda per l’assegno di ricollocazione consente di trovare un posto di lavoro e fino ad allora non si perde nulla”. Ci sarà da fidarsi? Chissà. Intanto, ricordiamo che Del Conte sostiene con forza che “il Jobs Act ha riallineato l’Italia ai paesi europei più virtuosi. Si è ristabilito un rapporto sano tra le imprese e il contratto a tempo indeterminato, che è tornato ad essere il normale strumento per regolare le relazioni di lavoro”. Disoccupato avvisato, mezzo salvato.

Salvatore Recupero

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