La “bad bank” di Prodi: aiutare le banche private distruggendo quelle pubbliche

prodi_pensieroRoma, 7 ott – Le imprese italiane soffocano per la mancanza di liquidi nelle loro casse. Il crollo del mercato interno ha fatto precipitare il fatturato e l’impossibilità di accedere al credito ostacola gli investimenti.

Risultato? Le imprese chiudono, i lavoratori italiani si trasformano in disoccupati senza prospettive e i competitors stranieri acquistano quote di mercato che non recupereremo tanto facilmente.

Il governo non ha soluzioni da poter offrire ed anzi con il recente aumento dell’iva ha sicuramente aggravato le già precarie condizioni del sistema produttivo nazionale.


 

L’ex uomo forte della sinistra, il coducator dell’Ulivo, Romano Prodi, dopo la corsa spompata al quirinale di pochi mesi fa, ha di recente proposto la creazione di una bad bank, trasformando la Cassa deposito e prestiti, fiore all’occhiello del credito italiano, in un bacino di crediti “deteriorati”.

L’idea è semplice. Consiste, infatti, nell’obbligare la Cassa deposito e prestiti ad acquistare, con valuta buona, crediti “spazzatura” detenuti dagli istituti di credito privati. Le banche private, liberate di parte della zavorra che hanno nel portafoglio potrebbero concedere, con maggior facilità, credito alle imprese.

 

La Cassa deposito e prestiti, attualmente, è uno degli istituti di credito più sani dell’intero panorama economico europeo; l’operazione suggerita da Prodi la trasformerebbe in una discarica a cielo aperto in cui riciclare tutti i crediti insoluti ed insolubili acquistati dalle banche private nelle loro, poco trasparenti ed azzardare, operazioni speculative.

 

L’ipotesi di una “bad bank” di stato, in realtà, potrebbe anche essere un’ipotesi interessante, da valutare con estrema attenzione, ma l’operazione di acquisto di crediti “spazzatura” non può avvenire come un comune acquisto di crediti.

La banca pubblica dovrà pretendere, ed ottenere, il trasferimento di quote sociali degli istituti privati, che si avvantaggerebbero dall’eliminazione dal loro portafoglio dei crediti “deteriorati”.

L’aiuto pubblico agli istituti privati deve, infatti, essere garantito da idonee contropartite che permettano, per altro, di assicurarsi che, una volta ottenuti capitali “puliti”, le banche privati eroghino effettivamente credito alle imprese.

 

Romano Prodi dopo aver dimesso l’Iri ed eliminato, quindi, l’ente pubblico di cui oggi, in questo lungo periodo di crisi, sentiamo maggiormente la mancanza, torna a caldeggiare un nuovo massiccio e rilevante intervento pubblico nell’economia sacrificando però uno strumento che potrebbe essere utile in ben altro modo.

Il curriculum di Prodi, parla chiaro: negli ultimi 20 anni ha promosso privatizzazioni “allegre” ed aiuti diretti e indiretti a grossi gruppi industriali ,senza contropartite. Non contento dei disastri che la sua azione politica ed economica ha già cagionato al sistema produttivo italiano, ora, il professore, suggerisce di indebolire il più solido istituto di credito italiano, per aiutare i gruppi bancari rimasti senza ossigeno a causa dei loro azzardi speculativi.

 

Invece di compromettere la Cassa deposito e prestiti, con “crediti spazzatura” provenienti dalle banche private, si potrebbe ampliare il raggio di azione dell’istituto finanziario pubblico consentendogli di erogare direttamente credito alle imprese, in cambio ovviamente di garanzie concrete circa l’utilizzo delle risorse messe a disposizione.

Si avrebbe così la possibilità di controllare l’erogazione dei finanziamenti, con la possibilità di pianificare in maniera concreta un piano di uscita dalla crisi economica.

 

Federico Depetris

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