Berlino, 19 giu – Trentadue miliardi di euro. A tanto ammonterebbe la truffa, orchestrata da banche, avvocati e agenti di cambio, nei confronti del fisco nel corso degli ultimi 15 anni. Siamo nello Zimbabwe dell’iperinflazione, nell’inefficiente Grecia o in una qualsiasi repubblica corrotta del centroamerica? Acqua, perché tutto questo accade niente meno che in…Germania. E sotto gli occhi dei ministri delle finanze che si sono succeduti nel tempo.

Lo scandalo, riportato sui media italiani dal blog Voci dall’estero, nasce da un’inchiesta della tv di Stato Ard in collaborazione con il settimanale Die Zeit che, indagando fra Germania, Svizzera, Londra e Stati Uniti, ha ricostruito pratiche decisamente al limite nel mercato della compravendita di azioni. Niente di nuovo, dato che il settore finanziario è opaco per definizione. Il problema, però, è che l’abuso di tali comportamenti ha causato una perdita miliardaria per l’erario di Berlino.

Le pratiche “scorrette” riguardavano, come detto, la compravendita di titoli azionari, che avveniva in modo da far emergere rimborsi fiscali in realtà non dovuti. “Ex/cum” e “cum”cum”: i nomi ufficiali delle operazioni richiamavano il latino e, stando ai calcoli di Christoph Spengel, professore all’Università di Mannheim, dal 2001 ad oggi avrebbero sottratto al fisco tedesco almeno 31,8 miliardi. La situazione potrebbe essere addirittura più critica, dato che queste pratiche erano in essere da ben prima del nuovo millennio e, nonostante numerosi avvertimenti, non sono mai state bandite se non in tempi recentissimi: le ex/cum nel 2012, solo nel 2016 invece le cum/cum.

Sarebbero 40 le banche tedesche coinvolte, oltre 100 i fondi di investimento. Il tutto con la complicità, o, quantomeno il non intervento, di ministri delle finanze informati delle pratiche ma che nulla hanno fatto per contrastarle. Da Theodor Waigel – quasi 10 anni alla guida del dicastero dal 1989 al 1998 e tra i “padri fondatori” dell’euro, che prese questo nome proprio da una sua idea – all’ex socialista poi diventato della sinistra radical Oskar Lafontaine, da Peer Steinbrück a Wolfgang Schäuble. Tutti avrebbero potuto bloccare la frode, ma nessuno si è mai concretamente attivato. Solo sotto il mandato dell’ultimo, almeno in termini temporali, le ex/cum e le cum/cum sono state vietate, sia pur a grande distanza da quando nel 2009 l’ineffabile eminenza grigia economica della Merkel ha preso in mano le redini del bilancio federale (e non solo).

Non è la prima volta che la Germania, pronta a bacchettare – e Schäuble, da buon protestante moralista, quando non parla esplicitamente di sostituzione di popolo in questo è maestro – le presunte inefficienze dei partner europei salvo poi glissare sui propri comportamenti che tutto sono tranne che limpidi. Dall’affaire della multinazionale delle mazzette Siemens ai sottomarini (fallati) venduti alla Grecia – sì, proprio alla Grecia – per non parlare, sempre rimanendo in terra ellenica, della cessione alla tedesca Fraport dei aeroporti regionali della penisola imposta obtorto collo. Un curriculum che di certo non fa onore alla maestrina dalla penna rossa.

Filippo Burla

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