L’Angola guarda all’Italia per investire

Map of AngolaTorino, 9 apr – Le vicende della Storia fanno spesso sorridere. Così, quando si sente parlare dell’Angola, l’immagine è subito quella di un Paese dell’Africa australe devastato fino a ieri dalle solite guerre intestine, che avrebbe potuto avere storia diversa se le forze sudafricane non avessero avuto così tante pressioni da interrompere la loro campagna negli anni 70, se i marxisti dell’MPLA non avessero avuto campo libero per instaurare l’ennesimo stato afrocomunista.

E invece oggi l’Angola con tanto di machete e stella sovietica sulla bandiera sbarca in Italia. Ma non certo per un incontro sulla rivoluzione terzomondista con i comunisti nostrani. Ieri il ministro dell’Economia angolano, Abraão Gourgel, si è presentato all’Unione industriale di Torino, aprendo le porte ad una possibile collaborazione tra le due economie. L’Angola in effetti è uno degli Stati africani con il maggior tasso di crescita, grazie alle numerosissime risorse naturali fra cui il petrolio.

Il ministro ha affermato che “La Repubblica dell’Angola rappresenta un Paese emergente con molte opportunita’ sia per il mercato interno che internazionale,(…) nonostante il Paese continui a dipendere molto dal settore petrolifero. L’Angola continua ad importare molto (circa il 40%) di cio’ che consuma e questo significa opportunita’ di investimento importanti per le aziende italiane”.
Sembra dunque che dopo partnerships sempre più importanti con la ex madrepatria portoghese ora Luanda guarda con interesse all’Italia per trovare spinte nel diversificare e terziarizzare la propria economia.

Turismo, servizi ,diversificazione alimentare sono tutti settori in cui le imprese italiane hanno sempre avuto qualcosa da dire. Ed ecco che l’Angola diventa un mercato potenzialmente interessante per le nostre aziende. Che, sia detto per inciso, se credessero in questa idea, contribuirebbero a contrastare il predominio cinese nel Continente nero, dal momento che turismo e alimentare non sono certo comparti economici in cui la Cina ha particolari abilità.


L’incontro torinese è avvenuto nell’ambito di un Forum a cui sono intervenuti rappresentanti di circa 50 società angolane e di 100 italiane, dopo che l’anno passato le imprese della zona piemontese hanno incrementato di oltre il 20% le esportazioni verso l’Angola.
Se questo Paese si è rivolto all’Italia e non alle tanto mitizzate aziende tedesche, o americane, o ai criptopadroni cinesi, un motivo ci sarà. L’opportunità di riaffermare un ruolo trainante all’impresa italiana è offerta su un piatto d’argento. A noi coglierla.

Valentino Tocci

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