elettrodotto ternaRoma, 1 ago – Arriva a conclusione l’ingresso del governo di Pechino nei sistemi di trasmissione nazionali. Cassa Depositi e Presti ha perfezionato nella giornata di ieri la cessione del 35% di Cdp Reti a favore della società pubblica State Grid corporation. Una quota restante, pari al 14%, finirà invece a investitori istituzionali italiani, principalmente fondazioni bancarie e fondi pensione. La chiusura effettiva dell’operazione è prevista per fine anno.

Il veicolo Cdp Reti detiene il 30% di Snam e, successivamente, andrà a controllare una quota analoga anche di Terna, attualmente nelle disponibilità della capogruppo Cdp. La prima controlla la rete di gasdotti, la seconda l’intera rete di trasmissione elettrica sul territorio nazionale.

L’investimento di Pechino, del quale già si vociferava a gennaio e che è poi stato appoggiato sia dal premier Matteo Renzi -tanto che l’accordo è stato firmato a Palazzo Chigi, in sua presenza- che dal ministro dell’Economia Padoan, vale più di due miliardi di euro. Al di là delle cifre, sono particolari le condizioni poste. I cinesi, infatti, avranno diritto alla nomina di due amministratori (su cinque totali), nonchè di un amministratore in ognuna delle due società. Ai rappresentanti di State Grid è inoltre data la possibilità di esercitare il veto su determinati temi di rilievo. Una sorta di golden share “rovesciata”, rispetto a quella prevista per lo Stato, privilegi che peraltro non saranno accordati ai futuri soci nazionali.Snam logo

Un trattamento difforme che sancisce la preminenza dell’esecutivo cinese, il cui apporto di capitali freschi non è certo da biasimare: gli investimenti sono necessari, anche se sia Snam che Terna possono fare affidamento su conti solidi e piani industriali che puntano ad un costante sviluppo. Piuttosto, sarà da vedere come Pechino vedrà l’esercizio dei propri poteri di governance. Stante il tappeto rosso steso al suo ingresso, difficilmente si limiterà ad un ruolo passivo o di spettatore.

Filippo Burla

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