La Legge di stabilità non soddisfa l'Ue che detta le regole in campo economico
La Legge di stabilità non soddisfa l’Ue che detta le regole in campo economico

Roma, 16 nov – Il giudizio della Ue è secco, severo e perentorio: i compiti sono stati fatti male e la legge di stabilità è insufficiente e non va bene. Eppure il Primo ministro Enrico Letta e il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, pur lasciando aperta la porta ad eventuali modifiche, si sentivano fieri della manovra finanziaria.

Per Bruxelles, quindi, il voto è di insufficiente in pagella per la legge di Stabilità italiana per il 2014. Secondo i tecnici europei, sfora i parametri europei sul tetto del debito e presenta il rischio che la bozza di legge di bilancio 2014 non rispetti le regole del Patto di crescita e stabilità, e perciò va rivista. In particolare per la Commissione europea non vengono rispettati i tetti di riduzione del debito nel 2014, che secondo le previsioni raggiungeranno il 134% del Pil. Inoltre, prosegue la nota della Commissione Ue, “la bozza di legge di bilancio 2014 dell’Italia mostra progressi limitati per quanto riguarda la parte strutturale delle raccomandazioni fiscali messe a punto dal Consiglio Ue nel contesto del semestre europeo”.

In ragione di questo, per il nostro paese non ci sono le condizioni per avvalersi della clausola degli investimenti a sostegno della crescita. Quindi tali spese non verranno tenute in considerazione ai fini del conteggio del deficit proprio perchè l’elevato livello di debito pubblico rischia di ripercuotersi sullo stesso deficit. La più classica delle figure retoriche: il cane che si morde la coda.

La clausola sugli investimenti pro-crescita è importante per la libertà di manovra dei paesi. In base al patto di bilancio europea (o ‘fiscal compact‘), tutti i paesi – che sono 25, in quanto il patto non e’ stato sottoscritto da Gran Bretagna e Repubblica ceca – devono mantenere entro il 3% il livello di deficit rispetto al Pil. Patto che si sta rivelando un boomerang per i già angusti margini di libertà economica che ha il governo italiano.

Infine, “la Commissione europea invita le autorità italiane a prendere le misure necessarie, all’interno del processo per il bilancio nazionale, per assicurare che il budget 2014 rispetti pienamente il Patto di crescita e stabilità”.

Una severa bacchettata per il governo Letta. E dire che fino a qualche giorno fa il Primo ministro andava dicendo che in Europa lo chiamano “palle d’acciaio”. Se così fosse, in una situazione di drammatica recessione, come quella che sta attraversando l’Italia, Enrico Letta si dovrebbe presentare già da domani a Bruxelles per dire che d’ora in avanti il nostro paese adotterà gli stessi limiti di Francia e Spagna e fintanto che non si rivedrà un cenno di ripresa economica noi saremo liberi di sforare il deficit anche del 6 o 7%. E se ciò dovesse far venire il mal di pancia a qualche burocrate far presente che saremo disposti anche a ripagare i Btp posseduti dalle banche tedesche con sonante lira di nuova emissione al tasso di cambio analogo a quello pre euro. Ma siamo certi che tutto ciò non avverrà. Letta non sarà mai un “palle d’acciaio”, ma certamente è un faccia di bronzo.

Giuseppe Maneggio

 

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