Letta-Alfano
Euforia per i dati diffusi dalla Cgia di Mestre che evidenzia una piccola riduzione del carico fiscale (ma non per tutti i contribuenti italiani).

Roma, 2 gen – Tutto è cominciato il 28 dicembre scorso con i dati, a dir poco sorprendenti, diffusi dalla Cgia di Mestre (Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato). Secondo l’analisi, nel 2013 sarebbe diminuito il peso delle tasse sulle famiglie italiane. Gli importi, seppur abbastanza modesti, avrebbero invertito una tendenza che negli ultimi anni aveva assunto una dimensione molto preoccupante. “Con l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e con l’incremento delle detrazioni Irpef per i figli a carico– dichiara il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – nel 2013 queste misure hanno assunto una dimensione economica superiore a tutti gli aumenti registrati nel corso dell’anno. Grazie a ciò, le famiglie hanno potuto godere di una riduzione del carico fiscale rispetto al 2012″.

Il presidente del consiglio Enrico Letta il giorno successivo coglie l’assist offerto dalla Cgia e con un Twitter rimbalza la notizia spingendosi oltre: “”Tasse sulle famiglie nel 2013 son scese e la tendenza continuerà anche nel 2014. Notizia di oggi importante perchè si consolidi trend fiducia”. Anche il vicepremier Angelino Alfano va in giro a sbandierare “l’inversione di tendenza rispetto alla crescita delle tasse” parlando addirittura di “risparmio considerevole”. Sulla stessa linea anche il presidente del Nuovo centrodestra Maurizio Sacconi che si sbraccia a lodare “l’efficacia della politica di governo”.

L’ala berlusconiana rivendica questi meriti ma avverte che se l’Imu è stata cancellata (anche se non tutta e non a tutti a causa della propensione del governo al caos) grazie ad una misura fortemente voluta dal Pdl di Berlusconi, e avversata con decisione dal Pd di Bersani, dal Pd di Epifani, e non si sa quanto dal Pd di Renzi, tornerà pari pari nel 2014 sotto falso nome, attraverso la componente Tasi, che include anche le prime case.

Ma se la Cgia di Mestre e il governo battono su questa presunta verità, la realtà percepita dalla maggior parte degli italiani è un’altra: gli aumenti hanno coinvolto tutti i consumi e i servizi a causa del balzello dell’Iva, ma anche la recente introduzione della Tares (la nuova tassa comunale sui rifiuti e sui servizi) con un aggravio rispetto alla precedente Tarsu che è stato stimato tra i 60 e 200 euro a famiglia, non ha contribuito a rendere percepibile quanto proclamato dal governo Letta con eccesso di fiducia.

L’Eurispes aveva già in passato smentito i dati diffusi in Italia sulla presunta diminuzione della pressione fiscale e nulla ci vieta di pensate che anche per questo 2013 giungerà a breve una rettifica europea. Eppure nonostante dall’anno prossimo ci sarà il taglio del cuneo fiscale che premierà solo i lavoratori dipendenti, e che dovrebbe rendere i risparmi più pesanti per i livelli retributivi più bassi (anche se la stessa Cgia secondo alcune stime ci dice che il taglio-record ammonterebbe a 15 euro per un operaio single), mentre tenderebbe a ridursi man mano che cresce il reddito, continua ad esserci più di un cruccio in merito a questa ventata di ottimismo che aleggia nei palazzi governativi. A noi non risulta che la pressione fiscale sia diminuita, soprattutto considerato che le sole nuove tasse sulla casa – come scritto dalla Confartigianato, la hanno elevata anche nel 2013, e ancor di più nel 2014, con l’arrivo della Iuc, che reincorporerà anche l’Imu sulla prima casa sotto mentite spoglie. Insomma, il dato della Cgia di Mestre va preso con le dovute cautele e necessita di ulteriori conferme da parte di altri centri di studio. Inoltre, restiamo convinti che senza la parziale abolizione dell’ultima rata dell’Imu sulla prima casa oggi staremmo parlando di un trend in crescita per quel che riguarda l’intera pressione fiscale in Italia. Con buona pace di Letta, Alfano e di tutto l’euforico entourage governativo.

Giuseppe Maneggio

 

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