agenzia entrateRoma, 17 dic – “Aiutateci a combattere la corruzione nella nostra Amministrazione, denunciate i colleghi scorretti”. Questo, in sintesi, il messaggio della direttrice dell’Agenzia, Rossella Orlandi, che ha annunciato l’istituzione di una mail attraverso la quale i dipendenti dell’Agenzia potranno segnalare episodi di corruzione o anche il semplice sospetto di pratiche scorrette da parte di colleghi.

Pur apprezzando l’intento della direttrice, che si dichiara fermamente decisa a fare pulizia di quella parte (siamo sicuri minima) di dipendenti  infedeli, il metodo col quale ha intenzione di operare ci lascia estremamente perplessi. I motivi che suscitano tale perplessità sono svariati. In primo luogo non ci pare assolutamente un bel segnale l’invito alla delazione tra colleghi, peraltro in un’amministrazione che svolge un ruolo delicatissimo all’interno dell’enorme apparato burocratico italiano ed in cui dovrebbe dominare l’etica dello Stato. Il rischio, come avvenuto già in passato sia in Italia che all’estero, è quello di assistere ad una pioggia di segnalazioni farlocche, capziose e finalizzate soltanto a mettere in cattiva luce colleghi “scomodi” e all’interno di questa pioggia andrebbero a perdersi le poche, significative, denunce reali.

In secondo luogo l’invito alla denuncia suona come una disarmante ammissione di impotenza dell’Agenzia nella lotta al malaffare interno. E’ bene ricordare che uno dei compiti principali del dirigente pubblico è proprio quello della sorveglianza nei confronti dei colleghi subordinati. Sbandierare ai quattro venti la creazione della “mail anti corrotti” costituisce l’implicita ammissione che i mille e più dirigenti della struttura non sono capaci, o peggio ancora non vogliono, individuare i colleghi “venduti”. E qui si entrerebbe in un ulteriore problema dell’Agenzia, ma anche di tante altre amministrazioni pubbliche, dove ormai i concorsi da dirigenti non vengono più banditi da anni ed ha preso campo la pratica degli incarichi dirigenziali ad personam riconosciuta illegittima da tutti i gradi della giustizia amministrativa. Il quadro che esce da questa iniziativa della Orlandi non mette in bella luce la dirigenza dell’Agenzia o, almeno, buona parte di essa: incapace, svogliata, raccomandata e pure abusiva.

E, per ultimo, ma non per questo è un motivo meno importante alla base della nostra perplessità, ci chiediamo perché quegli stessi strumenti che quotidianamente vengono utilizzati in modo massiccio e pesantemente invasivo nei confronti dei contribuenti italiani non vengano impiegati anche per monitorare i dipendenti dell’Agenzia in funzione anticorruzione. Anagrafe tributaria, spesometro, redditometro, controlli sugli atti di registro, sono tutti strumenti utili nel contrasto all’evasione fiscale ma sarebbero facilmente adoperabili per individuare dipendenti infedeli. Siamo convinti che se venissero utilizzati correttamente non ci sarebbe bisogno di inviti alla delazione.

Insomma, se si ha davvero intenzione di combattere la slealtà di qualche lavoratore con l’istituzione di una mail abbiamo l’impressione che la montagna, pur partendo con le migliori intenzioni, abbia partorito il classico topolino e, nel caso specifico, anche parecchio malaticcio. E questa sarebbe un’ulteriore riprova della grave situazione di impasse che vive la pubblica amministrazione italiana in questo inizio di nuovo millennio.

Walter Parisi

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