l43-marchionne-130916113112_bigTorino 14 gen – L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è tornato recentemete a promettere miliardi di investimenti in Italia.

L’acquisizione completa di Chrysler sarebbe infatti propedeutica ad investimenti significativi in tutta Italia.

I lavoratori torinesi però non credono più alle parole dell’uomo forte del Lingotto.

Torino è la città più povera del nord-italia, a causa proprio dei promessi ma mai effettuati investimenti della Fiat.

Nel febbraio del 2011 gli operai della Fiat accettarono le nuove condizioni capestro che Marchionne imponeva loro per scampare dall’incubo di una chiusura di tutti gli stabilimenti in Italia.

Marchionne ricattò i propri dipendenti: senza approvazione delle nuove condizioni di lavoro (taglio delle pause, stipendi agganciati alla produttività dello stabilimento, mensa a fine turno etc), la Fiat non avrebbe investito più nemmeno un centesimo in Italia.

Risultato?

Torino è sprofondata in una recessione economica senza precedenti: Mirafiori – fiore all’occhiello dell’industria pesante europea degli anni 30 – è una cittadella abbandonata, l’indotto Fiat non esiste più con migliaia di piccole e medie imprese fallite o in liquidazione. Infatti, nonostante Marchionne vinse nel 2011 la sua battaglia con i metalmeccanici, gli investimenti promessi non sono comunque mai arrivati.

Basti pensare che nel 2012, proprio quando i miliardi promessi da Marchionne avrebbero dovuto inondare Mirafiori, la Fiat ha richiesto ed ottenuto la cifra, all’epoca record, di 32 milioni di ore di cassa integrazione.

La Fiat ormai ha perso quasi ogni legame territoriale con l’Italia e Torino, essendosi trasformata in una holding apolide a caccia di affari e speculazioni oltre oceano e pare francamente difficile ipotizzare che Marchionne darà seguito all’enesima promessa proprio ora che il Lingotto ha messo definitivamente le mani sulla Chrysler.

 

Federico Depetris

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