Totoministri: Guerra si tira fuori, Renzi vorrebbe ProdiRoma, 22 mag – Un marcato piglio decisionista, ai limiti dell’autocrazia. A costo di sembrare eccessivi, Mauro Moretti non nasconde queste sue declinazioni di carattere. Le lascia trasparire, anche con affermazioni al di sopra della buona convivenza. Con il rischio di sfociare nell’indelicatezza o anche peggio.

Una capacità, quella di risultare antipatico, probabilmente ereditata dal fatto di essere riuscito a scalare le Ferrovie “dal basso”. Tanti i dubbi sollevati sul personaggio a partire dalla carriera, che oltre le indubbie competenze registra anche un’attività dirigenziale in seno alla Cgil. Sollevato qualche malumore sulla gestione: intensa concentrazione sulla redditizia alta velocità, meno risorse ai treni pendolari – sui quali tuttavia anche le regioni competenti in materia hanno la loro buona parte di responsabilità. Quel che rimane sono i bilanci, strutturalmente in utile al lordo del contributo che copre il servizio universale, e le teste dei tanti, troppi dirigenti tagliate con l’accetta.

Curriculum vitae di peso per l’uomo chiamato a guidare Finmeccanica. La controllata del ministero che spazia dalla difesa, all’aerospaziale e finanche al civile è sotto un processo di riorganizzazione che avanza solo a tratti e con immense difficoltà. Tante le resistenze, soprattutto interne. Tante le ingerenze: dai sindacati alla magistratura, dai sottosegretari alla forte concorrenza internazionale. La ristrutturazione ha già mietuto almeno tre eccellenti vittime: Pierfrancesco Guarguaglini prima, Giuseppe Orsi nell’intermezzo e, ultimo in ordine, Alessandro Pansa.

Stessa sorte per Mauro Moretti? La ristrutturazione di Finmeccanica è necessaria. Altrettanto necessario è che venga condotta senza procedere alla svendita. Con Ansaldo Energia il tentativo è andato (parzialmente) a vuoto. In questo senso la nomina dell’ex ferroviere sembra dare qualche garanzia in più, soprattutto per quanto riguarda l’ambito dei trasporti dove AnsaldoBreda è sì sofferente ma allo stesso tempo importante realtà industriale da non dismettere come fosse un peso morto per la manifattura nazionale.

Fra le nomine intercorse e che hanno nella sostanza azzerato i vertici di tutte le società controllate dallo Stato, sulla scia di uno spoil system nel quale il premier Renzi si è ben introdotto, la scelta di Moretti sembra così l’unica veramente di novità. Nonché una possibile problematica, stante che non è un mistero l’obiettivo di procedere ad ulteriori privatizzazioni a partire da quelle appena confermate -anche nei dettagli- di Poste ed Enav.

Può essere ancora prematuro parlarne, ma la scelta di Mauro Moretti alla guida della reltà pubblica più problematica è probabilmente -assieme forse a quella di Descalzi all’Eni- l’unica nota positiva di uno spoils system tanto caro a Renzi quanto tanto di marca liberale da rischiare di produrre solo effetti nefasti per l’industria italiana.

Filippo Burla

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