Tallinn, 27 ago – L’Est Coin potrebbe essere la prima moneta digitale emessa da uno stato. L’Estonia, infatti si appresta a lanciare una nuova divisa virtuale. Andiamo con ordine. Nel 2015, Tallinn lancia il progetto “E Residency” che permette a chiunque di diventare cittadino estone e poter aprire un’impresa in poco tempo, senza dover mettere piede nel Paese. In pratica, un’azienda riceve la cittadinanza digitale dietro il pagamento di una quota di cinquanta euro ottenendo come contropartita una serie di facilitazioni sul piano burocratico.

Oggi per chi ha scelto di prendere la residenza virtuale, potrebbe essere presto disponibile anche una criptovaluta chiamata Est Coin.  Ad annunciarlo è Kaspar Korjus, direttore esecutivo del progetto E Residency: “Nessun altro Paese è così vicino a sviluppare sia la tecnologia, sia il quadro legale che permetterebbe di introdurre e gestire in modo sicuro una criptovaluta utilizzabile a livello globale”. Con la “moneta virtuale” si potranno effettuare pagamenti per ottenere servizi pubblici e privati e probabilmente verrà gestita da una partnership pubblico-privata. Ed è proprio su quest’ultimo punto che può sorgere qualche problema. Contrariamente ai Bitcoin e alle altre “criptomonete”, infatti, qui saremmo in presenza di una moneta parallela, emessa dallo stesso stato, per quanto non paragonabile a quella ufficiale. Per comprendere meglio quanto detto è ribadire alcuni concetti chiave. Una moneta digitale o criptovaluta è un mezzo che basa il proprio funzionamento sui principi della crittografia. É uno strumento open source che supera il tradizionale concetto di denaro posseduto dai governi. Le sue informazioni vengono memorizzate e trasmesse in maniera molto specifica e soltanto i destinatari di quelle stesse informazioni hanno la possibilità di leggerle.  Le monete virtuali, decentralizzate e criptate, vengono trasferite tra pari, ossia tramite la tecnologia peer-to-peer (p2p) – una tecnologia in cui i nodi non sono gerarchizzati, bensì equivalenti.

Le valute virtuali sono, dunque, pensate per essere decentrate e svincolate dal controllo degli stessi governi e delle stesse istituzioni finanziarie. Ergo, una criptovaluta emessa da uno stato sovrano, è una contradictio in terminis. Pertanto, l’Estonia con questo meccanismo si troverebbe ad emettere “moneta parallela” in contrasto con i Trattati della Ue, che vietano tali pratiche per gli stati aderenti all’Eurozona. Se Bruxelles accettasse l’Est Coin creerebbe un precedente significativo per tutti coloro che chiedono l’introduzione di una divisa complementare da affiancare alla moneta unica. Il messaggio che arriva dal Baltico è molto chiaro: l’euro è una divisa che comincia a star stretta anche agli stati più piccoli.

 Salvatore Recupero

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