Siena, 14 apr – Il gruppo Mps “vanta crediti nei confronti di tredici partiti politici per complessivi 10 milioni di euro, di cui 9,7 milioni non performing”. A dirlo è stato Marco Morelli, amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena.

Il numero uno di Rocca Salimbeni ha, inoltre rincarato la dose dicendo che l’istituto “vanta crediti per complessivi 67 milioni” nei confronti di “persone fisiche che occupano o che hanno occupato importanti cariche pubbliche come pure i loro familiari diretti o coloro con i quali tali persone intrattengono notoriamente stretti legami”. Morelli, però, dice il peccato ma non il peccatore. Per il momento l’istituto di credito toscano si trincera dietro la legge sulla privacy.

Per capire meglio la gravità della situazione è utile fare qualche precisazione. I non performing loans (prestiti non performanti) sono attività che non riescono più a ripagare il capitale e gli interessi dovuti ai creditori. Si tratta in pratica di crediti per i quali la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza che per ammontare dell’esposizione. In pratica il Ceo di Rocca Salimbeni ha detto che non riuscirà a recuperare i soldi che la banca ha prestato ai partiti.

Chi ha seguito le vicende di Mps, non può certo stupirsi di quanto sta emergendo in questi giorni. Lo scorso novembre già era venuta alla luce la lista dei grandi debitori della banca toscana. Un lungo elenco nel quale spiccava la Sorgenia (società energetica fondata da Carlo De Benedetti) con un indebitamento di 319 milioni di euro. Senza dimenticare la Fondazione Mps che deve alla sua controllata 100 milioni di euro e il colosso cooperativo emiliano Unieco, fallito de facto (è per questo classificato come credito in sofferenza) con un debito di 110 milioni. Nell’elenco non mancavano immobiliaristi come la holding della famiglia Mezzaroma e partecipate come l’Atac e Riscossione Sicilia (l’Equitalia della Trinacria con un debito di 237 milioni). L’intreccio tra finanza e politica ha distrutto una banca che ha resistito ai momenti più bui della nostra storia. Oggi, però tocca al nuovo inquilino di via XX settembre far quadrare i conti. Il ministero del Tesoro ormai controlla il 68% delle azioni di Mps. Il destino del più antico istituto di credito del mondo è legato ormai a doppio filo a quello dell’intera nazione.

Salvatore Recupero

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