people's bank of chinaRoma, 17 gen – Nella giornata di ieri la Banca centrale cinese ha limato al rialzo la sua partecipazione in Terna, salendo oltre il 2% e facendo così scattare l’obbligo di comunicazione alla Consob.

L’ingresso di People’s Bank of China non è recente ma data indietro al 2011. Nel tempo la quota di azioni detenute è via via aumentata, fino a raggiungere il 2.01% attuale. La mossa segue quelle condotte dall’istituto sul capitale di Saipem, con la partecipazione scesa sotto la soglia limite a fine dicembre ma poi risalita al 2.034% nei primi giorni dell’anno.


Non è la prima volta che l’asse con il paese asiatico dà il là a operazioni sulle realtà industriali italiane. Sempre con riguardo a Terna, quest’estate era stato infatti definito l’accordo (poi perfezionato a novembre) per la cessione alla cine cinese State Grid Corporation del 35% di Cdp reti, veicolo di Cassa Depositi e Prestiti che controlla il 30% di Snam e, appunto, di Terna. Tra partecipazioni dirette e indirette, quindi, Pechino viene globalmente a detenere il 12.5% della società che gestisce le linee elettriche nazionali. Con buona pace del tetto che limiterebbe al 5% la quota di capitale sociale che può essere detenuta da soggetti diversi dallo Stato.

Oltre alle società citate, la Banca centrale cinese ha inoltre partecipazioni rilevanti -vale a dire tutte superiori al 2%- in Eni, Enel, Telecom Italia, Fiat Chrysler, Mediobanca e Generali. Senza considerare l’insistente interesse nutrito da Insigma per le eccellenze AnsaldoBreda e Ansaldo Sts che, nonostante le apparenti titubanze di Moretti sulla loro cessione, sembrano destinate anch’esse a prendere la via dell’oriente.

Filippo Burla

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