Per l’aiuto alle banche spunta Cassa Depositi e Prestiti

cdp_sede-roma_frontone-Roma, 4 nov – In principio fu il salvataggio di Monte dei Paschi: 3,9 miliardi di euro in Monti-bond emessi dal governo e sottoscritti dall’istituto senese. Non pochi notarono allora la curiosa quanto precisa coincidenza di quella cifra con l’introito incassato per la prima rata dell’appena (re)introdotta Imu.

Cambia il governo, rimanendo sempre nell’ambito della direzione tecnica, non mutano però le scelte. Sia pur su piani diversi e con qualche accorgimento in più. La legge di stabilità appena varata dal governo letta ha infatti concesso alle banche la possibilità di dedurre dal reddito imponibile le perdite derivanti da svalutazioni su crediti non più in 18 anni, come avveniva prima, ma in 5 anni. Secondo prime stime si tratta di una mossa che costerà alle casse dello Stato, pur indirettamente come mancati introiti, non meno di 2 miliardi nel lustro. Se da un verso è una mossa richiesta da più parti (anche imprenditoriali) al fine di stimolare gli istituti di credito a riprendere la loro funzione principale, dall’altro non è detto che dia i risultati sperati. Il precedente dei prestiti generosamente concessi dalla Banca centrale europea e finiti a consolidare i patrimoni bancari senza essere trasmessi all’economia reale è fin troppo recente. Ad oggi, inoltre, con i vincoli sempre più stringenti di Basilea dal rischio si passa alla quasi certezza che il fiume di risorse aggiuntive finisca, una volta allo sportello, per assottigliarsi ad un rivolo.

La seconda misura si inquadra sempre nel puntellamento del sistema bancario attraverso però una serie di sostegni esterni. Inserita nel decreto–Imu di fine ottobre, una modifica allo statuto della Cassa Depositi e Prestiti permetterà infatti all’ente pubblico di «acquistare obbligazioni bancarie garantite emesse a fronte di portafogli di mutui garantiti da ipoteca su immobili residenziali e/o titoli». Le risorse per l’eventuale acquisto deriveranno dall’immenso patrimonio della Cassa, che altro non è se non il risparmio postale degli italiani. Ancora una volta, i precedenti non giocano a favore. Specialmente se l’esperienza passata più simile per struttura si chiama cartolarizzazione dei mutui subprime, che da oltreatlantico ha riversato fin in Europa una crisi ben lontana dall’essere risolta.


Filippo Burla

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